Vita di studentato

La facciata principale con l’ingresso

Nel 1966, anno del mio arrivo a Benediktbeuern, erano incominciati i lavori di  ristrutturazione delle varie ali del grande fabbricato quadrato. Da due piani molto alti, si preparavano tre piani con camerette singole. Prima si dormiva in cameroni. I chierici venivano impiegati al mercoledì pomeriggio in lavori di pulizia della casa. A me toccò di far parte della squadra speciale che lavorava nel cantiere a pulire, trasportare macerie ecc. In compenso potevamo poi passare in panetteria a prendere un filone di pane bianco e in macelleria a ritirare una birra e una fetta di Wurst per la merenda.

La casa, nonostante le tante possibilità economiche, viveva ancora in un regime di guerra o dopoguerra: si mangiava male e per questo tutti si aiutavano con diversi “conveniat” in cui si facevano merende supplementari. Diversi studenti ricevevano pacchi di viveri dalle case dove avevano fatto il tirocinio. Un chierico andava ogni giorno alla posta con un carretto a ritirare i pacchi. Anche noi italiani (il mio primo anno eravamo in 8: 4 nel quarto corso, 2 nel terzo e uno ciascuno nel primo e secondo anno) cercavamo di arrangiarci: ci eravamo organizzati con una piccola dispensa alimentata con il contributo di ognuno, in modo da poter sostenerci ogni tanto con una discreta merenda. Anch’io ricevetti qualche pacco di viveri da Berlino.

Visita di parenti condivisa

Molti di noi erano diventati donatori di sangue in paese quando arrivava la  emoteca o a Monaco dove ricevevamo 25 marchi per donazione. Per vivere si può anche vendere il proprio sangue! Alla domenica, dopo la seconda messa, ci trovavamo a bere un vero caffè, magari sempre con qualche ospite tedesco. Tra noi italiani si faceva famiglia: Tullio Mengon, Peter Ruksys, Biagio Rubino e Pio Visentin; Giovanni Battista Bosco, Fabrizio Goi e Andrea Ciapparella. La occasionale visita di amici o parenti, ci vedeva coinvolti tutti in fraternità. Io ho ricevuto molte visite, sia per la relativa vicinanza (da Trento erano poco più di 300 Km.), sia per la famiglia di mio fratello che abitava vicino a München.

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