Semplicità e modestia

Amo le cose semplici e umili

Nato in un piccolo paese agricolo e di montagna, all’età di dieci anni sono entrato in un mondo inaspettato, circondato da compagni di varia provenienza geografica e di diversa estrazione sociale, ho avuto difficoltà ad integrarmi con gli altri sentendomi un estraneo. Non avevo gli stessi interessi e le capacità o abitudini degli altri. Non avevo mai giocato a calcio (!) e questo era per me una cosa alla quale facevo fatica ad abituarmi. Non avevo ardire e coraggio, ma ero fondamentalmente timido e direi quasi “sempliciotto” o ingenuo. Questo atteggiamento mi ha accompagnato per il resto della mia vita.
Poco tempo fa ho incontrato una persona con la quale avevo vissuto alcuni anni e che non vedevo da tanto tempo e avendogli raccontato brevemente le mie avventure, mi disse che non gli ero mai sembrato uno che desse fastidio o che “piantasse grane”. Sono sempre rimasto consapevole delle mie modeste origini, e anche dei miei limiti, e ciò motivava la mia timidezza e la mia ritrosia. Il mio posto preferito è sempre stato l’angolo e l’ultimo posto in cui pensavo di dovermi nascondere e questo non per falsa modestia, ma per naturale convinzione. Col passare degli anni ho superato un po’ la timidezza e i sentimenti di inferiorità, soprattutto da quando ho scoperto di avere anch’io alcune qualità personali positive che mi hanno dato maggior sicurezza. Mi sono sentito più “normale”, quando mi sono reso conto che anche gli altri non sono sempre dei superdotati o dei supereroi, ma persone umane con i loro pregi sì, ma anche con i loro difetti e limiti.

Non mi sembra di essere mai stato spavaldo o eccessivamente espansivo, ma ho sempre conservato una certa riservatezza. Il pubblico mi incute quasi sempre timore e mi spaventa. Stento ad entrare in relazione con le persone e impiego molto tempo a familiarizzare con gli altri. Preferisco stare appartato, anche se desidero e amo la compagnia. Non amo parlare molto, a meno che non trovi interlocutori interessati al racconto della mia vita e delle mie esperienze: in questi casi divento loquace. Mi sento a mio agio nella intimità e nel rapporto personale con poche persone e mi apro allora facilmente alla confidenza quando mi accorgo che la persona si interessa a me o mi dà fiducia. Nelle discussioni raramente mi sento di intervenire, convinto di non avere particolare preparazione intellettuale o conoscenze enciclopediche su ogni argomento. Ci sono campi che non mi hanno mai interessato o che ho escluso del tutto dalla mia vita. Non ho lauree o specializzazioni, ma solo una preparazione generica e normale. Diversamente invece mi comporto quando si tratta di settori in cui ho lavorato e nei quali mi sento competente, allora esprimo la mia opinione con maggiore loquacità e sicurezza.

Con il passare degli anni queste linee caratteriali si sono parzialmente affievolite. Della secondarietà ho ereditato la riflessione e la considerazione di fronte ai problemi. Una decisione improvvisa o avventata di fronte ad una situazione non è mia consuetudine. Non sono immediato e capace di risposte pronte. Ho bisogno sempre di riflettere sulle cose e sulle situazioni valutando i pro e i contro prima di prendere una decisione. In questo utilizzo lo spirito di osservazione e una certa capacità analitica che mi porta a delle soluzioni in modo induttivo.

Quando ho deciso, non torno facilmente indietro, sono tenace e caparbio a portare avanti i progetti studiati, decisi e programmati. E se vengo ostacolato nella realizzazione, cedo con grande rincrescimento. In diverse circostanze sono stato costretto ad ammettere di aver potuto realizzare solo quanto mi era stato concesso, non quello che avrei voluto realizzare.

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