Ritorno in biblioteca

Ripresa del lavoro nella biblioteca don Bosco dell’UPS

 Avendo lavorato nella biblioteca dell’UPS dal 1986 al 1997, avevo sempre mantenuto di nascosto un certo contatto con quella realtà e venivo a sapere  ciò che colà avveniva. Dal 2000 erano iniziati i lavori per la costruzione del nuovo edificio e questo mi incuriosiva, ma con mio grande dispiacere avevo saputo che nel 2004 i responsabili della rete URBE avevano deciso di abbandonare il programma Aleph adottando Amicus. Ciò mi rincresceva grandemente perché sapevo che Aleph era uno dei migliori programmi di gestione biblioteche esistenti al mondo e che l’UPS aveva ricevuto da Israele il grande privilegio di una licenza illimitata e gratuita.

Dalla Russia avevo ricevuto l’invito per il 31 gennaio 2006 per l’inaugurazione della nuova biblioteca, e nel 2004 avevo scritto una lettera in occasione dei dieci anni della rete URBE di cui mi consideravo uno dei fondatori e della quale per diversi anni ero stato direttore esecutivo.

L’8 dicembre 2008, a poco più di un mese dal mio ritorno, ricevetti la nomina ufficiale a prefetto della biblioteca don Bosco. Il mio predecessore, don Juan Picca (che 15 anni prima era stato mio successore) non lasciò subito il campo: chiese di poter restare a Roma ancora alcuni mesi. Egli ritornò in Argentina solo a metà febbraio 2009. In quei mesi studiai esaminando con attenzione la situazione: sentii il parere del personale e di molti docenti, raccolsi osservazioni, reclami, aspettative e annotai tutto, preparando un nuovo piano di azione.
La lamentela più ricorrente era la ritardata catalogazione soprattutto delle acquisizioni. Contai personalmente i libri già controllati e collocati, ma accumulati in attesa di venir catalogati (oltre 8.000). Dovetti constatare inoltre che i progetti, da me avviati negli anni ’90 per una catalogazione sistematica dei vari settori nel computer, era stata disattesa. Purtroppo, anche se molti libri erano stati catalogati nel cartaceo, ora praticamente erano inaccessibili alla ricerca, perchè era stata presa l’infelice e incredibile decisione di eliminare fisicamente il catalogo cartaceo. Non avevo parole! Su alcune pedane erano ammassati scatoloni pieni delle schedine catalografiche. In magazzino trovai accantonate e vuote le eleganti cassettiere di metallo, rese inservibili. In un altro magazzino trovai le bacchette metalliche che servivano a tenere bloccate le  schede. Mi chiedevo come avevano potuto procedere alla distruzione di un catalogo costruito pazientemente con decine di anni di lavoro dai nostri predecessori, e con quale criterio era stata fatta questa decisione, visto che  in sala di lettura esistevano ancora due cassettiere con alcune schede. Purtroppo non sono riuscito a scoprire il motivo di questa eliminazione che nessuna biblioteca al mondo avrebbe mai osato fare. Mi angosciava l’idea e il dubbio se veramente il contenuto di tutte le schede era stato inserito nel computer.

Feci un duplice controllo dello schedario topografico e nel computer per verificare la quantità di libri di ogni settore inseriti nel computer. Dai miei calcoli risultava essere oltre 80.000 i libri che avrebbero dovuto essere ancora immessi nel computer. Per avere nel catalogo informatico tutti i libri, occorreva un intervento urgente, rapido e deciso. Feci presente la grave situazione e mi azzardai a inoltrare una richiesta finanziaria alla benefica Fondazione che in altri tempi ci aveva aiutato, anche se era molto alta: sarebbero stati necessari 800.000 €.
Nonostante la sorpresa per la situazione inconcepibile che si era creata, la Fondazione accettò di venirci incontro promettendo un aiuto di 300.000 € distribuiti in tre anni. Ciò mi diede la possibilità di contattare una cooperativa, la quale in un anno catalogò i libri di acquisizione giacenti in attesa. Continuai poi con i settori del pregresso, non ancora catalogati sistematicamente, invitando a lavorare catalogatori scelti con molta cura, tutti diplomati alla Scuola Vaticana.

Causa i limiti del programma informatico scelto e la inadeguatezza dei computer, il risultato non fu quello che avevo previsto e desiderato. Mi chiedevo come mai quindici anni prima era possibile “copiare” i record da altre biblioteche, e procedere speditamente, mentre ora si era costretti a fare una catalogazione primaria, come se noi fossimo i primi a dover catalogare quei libri che avremmo potuto facilmente trovarli già catalogati da altre biblioteche. Mi resi conto della scelta sbagliata fatta abbandonando un sistema come Aleph che aveva risolto questi problemi.

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