Incertezza

Dovevo andarmene, ma dove?

  • L’8 ottobre 2012 venivo invitato ad un colloquio con il Vicario del RM presso la casa generalizia. Non riuscivo ad intuire il motivo dell’incontro, ma il mistero venne subito svelato. Già alcuni mesi prima venivo invitato dal superiore locale a “cercarmi un’ispettoria”, cioè ad andarmene dall’UPS per poter rifare la convenzione. Questa volta invece mi si disse senza preamboli che veniva rinnovata la mia “obbedienza “ per un anno e poi avrei dovuto andarmene  dall’UPS, ma (bontà dei superiori!) avrei potuto scegliere tra le seguenti tre possibilità:
  • tornare da dove venivi: In Russia? Scherziamo! Voleva dire entrare nella Ispettoria di Piła, in Polonia, alla quale ero stato automaticamente iscritto quando i confratelli della Russia erano stati spartiti tra le ispettorie polacche.
  • avvicinarmi ai miei parenti, il che equivaleva scegliere il Veneto, ovvero  ’ispettoria di Nord-est, alla quale apparteneva anche il Trentino.
  • ritornare alla mia ispettoria di origine (Circoscrizione Piemonte).

Tentativo di ragionevole resistenza: inutili colloqui

Ero profondamente convinto che il mio allontanamento dalla biblioteca avrebbe recato molti danni (come già era facile vedere dalla situazione attuale) e che il motivo dei 70 anni era solo un pretesto facilmente superabile, cercai degli appoggi per risolvere la mia situazione e poter rimanere. Volentieri avrei voluto continuare a lavorare in biblioteca per la quale sentivo di avere una particolare propensione e, oltre l’esperienza, mi sembrava di possedere tutte le doti necessarie, cercai di avere pareri e appoggi da varie persone.
Cercai in tutti i modi di resistere a questa decisione, cercando di far capire a tutti i livelli il grande errore che si stava per compiere non solo a danno della Biblioteca, ma anche dell’Università.

Mi rivolsi al card. Farina, ex Rettore dell’UPS e bibliotecario emerito di S.R. Chiesa, chiedendo il suo parere: devo insistere di rimanere o cedere e andarmene. Egli mi consigliò: “Resta, perché tu solo conosci bene la biblioteca”. Ma alla mia replica che ormai era già stato decretato il mio trasferimento, ha fatto un cenno che forse avrebbe tentato lui. E in effetti qualche tempo dopo mi telefonò dicendo che aveva incontrato in piazza san Pietro il Rettor maggiore con il suo vicario che gli avrebbero detto, della mia  destinazione a Torino con un non ben precisato compito. “Mi dirai poi tu di che si tratta”.

Andai a parlare con il superiore della visitatoria, con la speranza di avere un appoggio per evitare il mio trasferimento, ma da lui ebbi solo generiche parole di circostanza.
Volli incontrare tutti i decani delle facoltà ai quali, affidando un dossier sulla biblioteca, prospettai le conseguenze del mio allontanamento, ma nessuno si schierò dalla mia parte o mi propose nulla.

Con il Rettor magnifico

Il giorno seguente ebbi un appuntamento con il Rettor magnifico al quale per oltre un’ora esposi il mio parere, lamentando anzitutto il modo disumano con cui queste decisioni erano state prese: sulla base di qualche delazione non appurata, della mancanza di dialogo e di informazione con la persona direttamente interessata. Passai all’attacco denunciando anch’io la situazione pesante e la mancanza di comunicazione. Mi ripromisi di parlare io stesso con la persona dalla quale erano partite queste assurde richieste (il nuovo prefetto). Non avrei mai immaginato che potesse giungere a tanto.

Infine, ottenni un lungo colloquio con l’Economo generale che conosceva bene tutta la situazione: aveva letto coscientemente tutto un dossier che gli avevo inviato. Mi ascoltò con attenzione, appoggiò le mie giuste obiezioni e mi chiese scusa di come ero stato trattato dai superiori.
Mi confidò che all’UPS pensavano di affidare la biblioteca ad un esperto esterno. Risposi che per me sarebbe stata una soluzione che avrebbe creato diversi altri problemi soprattutto nei rapporti con il personale e con i docenti. Ma per sbagliare i superiori non hanno bisogno di consigli da nessuno.

Egli mi propose anche il ritorno in Germania, dalla quale avevo ricevuto proposte anche in passato: dalla Missionsprokur di Bonn e ora dall’Ispettore per un aiuto a Benediktbeuern oppure in qualche Missione cattolica.

Inutilmente avevo cercato di far comprendere la situazione al Vicario del RM e al Superiore responsabile della Formazione del personale: i due che sembravano alleati per portare a termine il proposito del mio allontanamento.

Con il neoeletto Rettor maggiore

Nell’aprile 2014 terminava il Capitolo generale. Sperando nella comprensione del neo eletto Rettor maggiore, al quale avevo fatto pervenire un dossier sulla biblioteca, chiesi di avere un colloquio con lui. Mi ricevette in modo molto sbrigativo, o meglio non mi ricevette affatto, dicendomi, appena mi vide, che sapeva tutto e che i vari superiori (Rettor magnifico, superiore della visitatoria e anche il suo vicario) concordavano nella decisione di mandarmi via dall’UPS, per cui dovevo seguire la loro decisione. Restai senza parole e allora dissi che, dopo tutto quello che avevo fatto nella mia vita salesiana, mi sentivo talmente demoralizzato che avrei voluto uscire dalla Congregazione oppure chiedere un periodo di riflessione per prendere una decisione. Mi disse di essere d’accordo per concedermi un anno sabbatico.

Con il nuovo prefetto

Il  Vicario del R.M., aveva inviato una lettera a me e per conoscenza anche al Rettore e al Prefetto della Biblioteca, e io desideravo commentarla assieme al Prefetto, visto che anche lui era cointeressato. Purtroppo, egli si rifiutò in modo assoluto di entrare in merito, pur avendogli inviato una mail il giorno dopo. Più volte ho insistito di potergli parlare, ma mi negò sempre la possibilità di un incontro e di un dialogo. Gli chiesi se gli avessero proibito di parlare con me. La risposta fu fin troppo chiara:  “A me è stato detto di tenermi fuori, come ho fatto”.

Dove andare? Torino? A che fare?

Il mio compito come bibliotecario era terminato. Dai Superiori, impazienti di togliermi dai piedi, venivano insistenti sollecitazioni affinché indicassi la scelta della mia destinazione. Nessuna delle proposte che mi erano state fatte mi convinceva e allora scelsi pur senza molta convinzione, la mia ispettoria di origine, il Piemonte. E così mi arrivò la lettera ufficiale di obbedienza che mi invitava a tornare al Nord da dove ero partito per Roma nel 1986. Da allora erano passati trent’anni. Presi contatto con l’ispettore che non conoscevo e mi incontrai con lui a Roma. Gli raccontai la mia storia e anche lui mi disse che, non conoscendomi, non sapeva quale proposta farmi.
Gli dissi che intendevo usufruire della concessione fattami dal Rettor maggiore di prendermi un anno sabbatico e che avrei voluto trascorrerlo a Roma. Il motivo era che intendevo portare a termine un mio lavoro sulle lingue per il quale avrei avuto bisogno di consultare biblioteche che conoscevo.

Moldavia? Proposta accettabile

A giugno (7-13) avevo partecipato agli Esercizi spirituali a Loreto, dove feci conoscenza con alcuni confratelli provenienti dal Veneto e in particolare con don Livio Mattivi, trentino, proveniente dalla Moldavia. Egli, sapendo che ero stato in Russia volle conoscermi e, saputo della mia indecisione per il futuro, mi rivolse l’invito ad andare a vedere la nostra opera di Chişinău, dove la mia conoscenza di russo poteva essere utile. Mi organizzai per andarci a vedere dal 13 al 17 ottobre. Trovai una piccola comunità di 5 persone, 4 italiani e un polacco. Parlai a lungo con il direttore cercando di concordare un mio possibile inserimento in questa comunità. Avrei potuto ripetere la mia esperienza russa, dedicandomi al settore delle comunicazioni, creando gli strumenti per rendere più visibile l’azione dei salesiani in Moldavia: sito web, un bollettino, pubblicazione di libri (recuperare i libri russi stampati a Gatchina), ecc.
La casa era ancora in stato di sistemazione: esisteva una fiorente attività di oratorio, una piccola comunità-famiglia dove erano raccolti una dozzina di ragazzi poveri e si stava terminando l’allestimento per alcuni laboratori (saldatori, informatica, taglio e cucito) per la scuola professionale.
Felice combinazione: si celebrava in quei giorni la festa della Madonna del Soccorso, patrona della città. Partecipai in cattedrale alla solenne liturgia presieduta da mons. Galantino, segretario della CEI, e dal vescovo locale mons. Koša, una liturgia plurilingue dove oltre l’italiano e il latino, risuonava anche il romeno, il russo e il polacco.

Dopo la messa, durante un buffet feci la conoscenza (incredibile!) con un mio secondo cugino Lorenzo. Prima di partire mons. Galantino venne a visitare il centro salesiano benedicendo i locali. L’ultimo giorno noi ospiti fummo accompagnati da un prete rumeno che ci faceva da interprete, a visitare le cantine sotterranee che si estendevano dentro la collina per 50 km.

Decisione di tornare alla Ispettoria di origine

Dai Superiori, impazienti di togliermi dai piedi, venivano insistenti sollecitazioni affinchè io indicassi la scelta della mia destinazione. Senza molta convinzione, indicai l’ispettoria di origine, il Piemonte. E così mi arrivò la lettera ufficiale di obbedienza che mi invitava a tornare al Nord da dove ero sceso a Roma nel 1986. Da allora erano passati trent’anni. Presi contatto con l’ispettore che non conoscevo e mi incontrai con lui a Roma. Gli raccontai la mia storia e anche lui mi disse che, non conoscendomi, non sapeva quale proposta farmi. Gli dissi che intendevo usufruire della concessione fattami dal Rettor maggiore di prendermi un anno sabbatico e che avrei voluto trascorrerlo a Roma. Il motivo era che intendevo portare a termine un mio lavoro sulle lingue per il quale avrei avuto bisogno di consultare biblioteche che conoscevo.

 

 

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