Formazione permanente

La formazione permanente

Nel 1983, dopo anni di intenso lavoro, mi sentivo stanco anche per problemi di relazione e tensioni. Aderii alla proposta di partecipare ad un corso di formazione permanente che veniva offerto a salesiani troppo impegnati nel lavoro. Erano tre mesi di sollievo, di riflessione e di approfondimento che in genere venivano trascorsi in diverse località. Mi trovai con una trentina di confratelli, sacerdoti e coadiutori provenienti da tutta l’Italia. Il gruppo era  guidato da don Pasquale Liberatore.

La caratteristica costiera amalfitana

Il primo periodo lo passammo a Pacognano sopra Vico Equense, nella penisola Sorrentina, una magnifica località prospiciente il golfo di Castellamare. Facemmo anzitutto la conoscenza raccontando ognuno la propria vita e le proprie esperienze di lavoro e di vita salesiana. Ciò creò un clima di comunicazione e di famiglia. Venivamo a conoscere non solo confratelli che altrimenti non avremmo mai incontrati, ma anche diverse e svariate realtà salesiane delle ispettorie italiane, con diversissime situazioni di presenze e attività.

Avevamo ogni giorno delle conferenze con degli esperti, di teologia, di spiritualità salesiana, aggiornamenti della vita ecclesiastica. Il tempo veniva integrato in modo piacevole da momenti distensivi con visite culturali e turistiche nei dintorni (Pompei, Napoli, Castellamare, monte Faito, Sorrento, Capri, ecc.).

Il gruppo dei partecipanti alla formazione permanente a Gerusalemme davanti alla moschea della roccia

Il secondo periodo lo trascorremmo in Terrasanta e questo per molti fu l’unica opportunità nella vita. Scoprire e vedere la terra dove Gesù è vissuto e i luoghi nominati dal Vangelo creava una emozione particolare e aiutava a collegare concretamente i luoghi ai fatti narrati nel Vangelo. Eravamo alloggiati nella casa salesiana di Cremisan a sud di Betlemme, sede dello studentato teologico, mentre al Nord pernottammo qualche giorno sul Tabor. Visitammo anche le altre case salesiane di Betlemme e di Nazaret. Ci spingemmo fino al mar Morto (dove ho potuto fare il bagno) e a Qumran. Sono emozioni che restano impresse tutta la vita.

Tornati a Roma visitammo anche la casa Generalizia ed avemmo un incontro con il Rettor Maggiore d. Viganò

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