Berlino

Arrivo a Berlino

Una sorpresa inaspettata

P. August Klinski, direttore della casa di Berlino, che conosceva il mio ispettore don Giuseppe Zavattaro fin dagli anni ‘30, gli chiedeva un chierico in prestito, trovandosi scarso di personale. Mi chiese se ero disponibile e io accettai con soddisfazione. Così quel giorno, 11 settembre 1964 ricevo l’Obbedienza per Berlino, dove protrassi di altri due anni il tirocinio. Avviai subito le pratiche per il passaporto con l’aiuto dell’Ufficio Viaggi di Valdocco e il 16 ottobre 1964 partivo dall’Italia per Monaco, accompagnato in macchina da mio fratello Remo che viveva in Germania da parecchi anni: e da Monaco, per la prima volta in aereo, volai alla volta di Berlino, atterrando all’aeroporto francese di Tegel. Con un taxi raggiunsi “Don Bosco Heim” di Wannsee, secondo le istruzioni del direttore.

Chiesa dell’Istituto Don Bosco Heim

La “casa” di Berlin-Wannsee era stata costruita dopo la guerra con l’aiuto degli Americani: si trovava infatti nel settore americano, al sud della città. Era un internato per ragazzi “difficili”, in genere sottratti alla famiglia per motivi sociali, affidati alle nostre cure in genere dallo Jugendamt (l’ufficio che si occupava della gioventù) quando le condizioni familiari erano difficili o critiche (famiglie disgregate, ragazzi abbandonati o non seguiti dai genitori). Pochi erano i casi di privati che ci affidavano i loro figli spontaneamente.

La comunità con alcuni ospiti una domenica mattina

All’epoca in cui io arrivai a Berlino, l’internato era suddiviso in cinque gruppi per età. Ogni gruppo, costituito da 40-48 elementi, era seguito da un salesiano e da uno o più aiutanti tirocinanti o educatori[1]. Si andava dalle elementari fino agli apprendisti. I ragazzi frequentavano tutti le scuole pubbliche alle quali venivano accompagnati ogni mattina. Alcuni ragazzi frequentavano le scuole differenziali o di recupero. Altra eccezione era costituita dagli apprendisti che venivano occupati e istruiti in casa (meccanici, falegnami, giardinieri). Io sono stato inserito come aiuto e sostegno a “Herr Gillner” responsabile del primo gruppo, quello dei più piccoli (tutti delle scuole elementari).

Wolfgang

L’inserimento a Berlino non fu facile. Resistevo eroicamente, ben consapevole di aver accettato quell’impegno volontariamente. L’ostacolo della lingua (non potersi esprimere liberamente), l’impatto con i ragazzi (difficili), il cambiamento di stile di vita e di abitudini… per quanto riguardava il lavoro, erano reali ostacoli alla spontaneità. I ragazzi erano in genere molto vivaci, schietti, sfacciati e aperti, diversi con tratti caratteriali difficili. Date le loro carenze affettive si affezionavano facilmente a noi che ci interessavamo di loro. Tutto superai con pazienza e determinazione, inserendomi nella piccola comunità di 12 confratelli. Il direttore mi seguiva e mi incoraggiava. P. August Klinski era un’istituzione perché era stato proprio lui a fondare la casa, della quale eccezionalmente fu direttore per circa 20 anni. Era un vero prussiano, preciso in tutto, nei movimenti, negli orari, nel suo stile di vita. Era anche buon musico: suonava l’organo tutti i giorni dalle 9 alle 9,30 e quasi ogni sera, faceva scuola di canto ai ragazzi, insegnando i canti liturgici.

[1] In seguito le autorità berlinesi imposero il limite numerico di 15 ragazzi per gruppo e tutta un’équipe di specialisti: educatori, sociologi, psicologi ecc. per cui non era più sostenibile e si finì per chiudere l’opera.

Il vivo ricordo

Ricordo sempre tutti i ragazzi di quei due anni speciali passati con loro, anche se non ho più avuto occasione di incontrarli. Quando dopo il primo anno li dovetti lasciare, ricevetti da loro in dono un libro di Psicologia con una  dedica e tutte le loro firme che conservo ricordandoli uno per uno.

In Dankbarkeit für die einjährige Tätigkeit unter den Berliner Jungen
im Don Bosco Heim Berlin-Wannsee gewidmet: 

Wolf-Dietrich Görisch       Martin Heinrich                    Christian Koch
Karl-Heinz Gericke              Martin Larisch                      Ulrich Schneider
Dieter Isbaner                        Wolfgang Wieczorek       Raimund Fender
Wolfgang Waberski            Werner Richter                   Andreas Leppelt
Detlef Puder                           Martin Bonitz                       Siamak Zandpour
Michael Pfeffer                     Klaus Hoffmann                 Mark Braz
Gerhard Lodowski               Werner Plaetrich               Ulrich Kolendowicz
Ferdinand Krzyzanowski  Axel Gomes                          Rainer Hobbert
Manfred Günzl                       Stewart Daum                     Detlef Kolendowicz
Joachim Habermann          Helmut Fischer                   Karl-Heinz Schnober
Peter Lipinski                         Karl-Heinz Habermann  Alex Pückler
Georg Muhs                            Klegewicz …                         Michael Dietrich
Jürgen Genz                            Detlef Budweg                   Jörg Wohlgefahrt
Horst-Peter Klaegel            Harald Leuschner

e gli educatori :  Hubert Gillner  (+ 12,11,2011)  e  Johann Kluck

Una risposta a “Berlino”

  1. Herr Tabarelli, so lernten wir Sie kennen und schätzen Sie. Sie spielten sehr gut Fußball und hatten für die Jungen immer ein offenes Ohr. Leider war Ihr Verbleib in Berlin-Wannsee nur von kurzer Dauer. Besonderes persönliches Erlebnis mit Ihnen war die Reise ins Aosta Tal. Wir waren in der ersten Gruppe und bestiegen unter Aufsicht von erfahrenen Bergführern einen Teil des Monte Rosa. War nicht noch ein zweiter Italiener zu Ihrer Zeit bei uns im Don-Bosco-Heim, sein Name war Cosimo Chiffi?
    Ich hoffe es geht Ihnen gut.

    Sollten Sie Erinnerungsfotos aus den Berliner Zeiten haben, freut es mich, würden Sie mir einige Bilder zu kommen lassen.

    Genug für heute und nochmals alles Gute wünscht Ihnen aus Berlin Karl-Heinz Gericke

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