Assegnato agli scout

Gli scout nella mia vita

Dell’esistenza degli scout ne avevo sentito parlare qualche volta, e da ragazzo li avevo incontrati una sola volta durante le vacanze estive a Gressoney. Ne ero rimasto affascinato e incuriosito. Non avrei mai pensato di entrare a far parte degli scout e nemmeno di diventare un esperto di scautismo.
Dopo lo studio della teologia in Germania, a Benediktbeuern, ero tornato in Italia come diacono e assegnato alla comunità salesiana di Leumann, dove, nella associata parrocchia, seguivo il gruppo dei chierichetti cercando di farli crescere cristianamente, oltre che a prepararli al servizio l
titurgico. Ma dopo la mia ordinazione sacerdotale, nell’autunno del 1973, il direttore dell’oratorio di Leumann, don Edoardo Serra, mi propose di fare l’assistente scout nel reparto maschile e nei lupetti del Gruppo Leumann I, accanto a don Valentino Meloni che era assistente nelle unità femminili e a don Pietro Damu che seguiva i rover e le scolte.

Conobbi così da vicino la metodologia scout che trovai molto consona alla mia esperienza di montanaro e contadino, ma anche di educatore salesiano. Nel mondo scout trovavo la semplicità, l’autenticità della vita e della espressione, la sincerità e la schiettezza di rapporti. Ho sempre giudicato il metodo molto efficace in sè, nonostante la non sempre corretta interpretazione e applicazione del metodo da parte di diversi capi con cui lavoravo. Il mio impegno nello scautismo fu molto intenso nel periodo trascorso a Leumann (fino al 1986), discreto nel successivo periodo romano (feci l’assistente in 4 gruppi diversi e occasionalmente anche in altri). Rimasi un po’ deluso dallo scarso impegno dimostrato dai gruppi romani.

Nel 1973, quando venivo ordinato sacerdote, a livello italiano si venivano fondendo le due associazioni scout, quella maschile (ASCI – Associazione Scout Cattolici Italiani) e quella femminile (AGI – Associazione Guide Italiane) in un’unica associazione: AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani).  Nelle Comunità Capi in quegli anni si dibatteva il tema della mixité, della collaborazione e della doppia conduzione nelle comunità scout, tema discusso perché negli oratori salesiani vigeva ancora rigidamente la separazione tra maschi e femmine.

Appena mi fu possibile, desiderando conoscere meglio il metodo, frequentai il campo scuola nazionale assistenti a Colico sul Lago di Como, con il mitico Baden (d. Andrea Ghetti). Questo campo al quale partecipavano una ventina di giovani sacerdoti, fu una vera scuola di spiritualità scout, non solo teorica, ma anche pratica. Ogni mattina avevamo una conferenza di approfondimento e meditazione sui valori scout e la spiritualità sacerdotale. Poi la dura salita verso la val Codera, per raggiungere uno sperduto villaggio, i cui abitanti conoscevano da anni le tradizioni e le canzoni scout, considerando don Andrea come il loro parroco straordinario

 

 

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