I miei genitori

1973 In abiti da lavoro in atteggiamento spontaneo

I miei genitori erano semplici contadini. Papà Vittorio era di poche parole e di molti fatti, grande lavoratore, abbastanza severo, di sani principi cristiani, molto religioso e osservante: ci teneva che noi andassimo alla messa e ci comportassimo bene. L’educazione ricevuta in famiglia era severa, ma sana. Ricordo un episodio in cui papà si sfuriò contro di me, prendendomi a calci con le scarpe ferrate per il fatto che oltre a disobbedire (dovevo venire a casa a far preparare il carro per il fieno), mi ero anche fermato lungo la strada a raccogliere noci (rubato!). Quella fu una lezione di fatti e di poche parole. Il papà era stimato nel paese. Dalla testimonianza di un anziano ho saputo che molti ricorrevano a lui per consiglio: egli li riceveva nella stalla, luogo discreto e riscaldato dagli animali.

Mamma in cucina

La mamma Ester proveniente da una famiglia molto numerosa, era anch’essa di poche parole, molto laboriosa e riservata. Non ricordo di aver ricevuto molte carezze da piccolo, invece ricordo una vita di lavoro duro e da me un po’ sfaticato nei campi. La mamma era molto più comprensiva e io talvolta la facevo arrabbiare con le mie disobbedienze. Ricordo una volta in cui mi correva dietro brandendo un legno, mentre io svelto facevo il giro attorno alla tavola e poi infilavo la porta della cucina fuggendo via.

Nell’orto vicino a casa (1950?)

Tutti e due i miei genitori erano molto praticanti: la frequenza alla messa non era soltanto domenicale, talvolta, quando potevano, andavano anche nei giorni feriali. Alla domenica dovevamo andare alla “dottrina” che veniva fatta dopo pranzo alle 13 o 14 per gli scolari, mentre gli adulti si fermavano in chiesa alla sera dopo la funzione. Era l’ora in cui noi ragazzi diventavamo padroni del paese deserto, essendo tutti gli adulti in chiesa per l’istruzione religiosa. Leggi tutto “I miei genitori”