Comunicazione sconvolgente

Una comunicazione inattesa

Dopo aver ricevuto per la seconda volta il mandato di prefetto, avevo lavorato sodo. Nel settembre 2011 il rettore aveva espresso il desiderio di creare in biblioteca uno spazio per l’archivio dell’università, ormai fermo da diversi anni in quanto l’incaricato era ormai impegnato in un ufficio in Vaticano. Da un sopraluogo nel terzo magazzino, il Rettore aveva individuato due stanze abbastanza capaci che potevano essere indipendenti dalla biblioteca. Ci ingiunse di svuotarle spostando i libri in biblioteca.
Proposi e ottenni che le operazioni di sgombero fossero a carico del Rettore e che lo spostamento dei libri avvenisse assieme ad altre due operazioni: lo spolvero e il controllo dei libri, affinché anche la biblioteca ne traesse vantaggio. Furono così controllati e smistati in pochi mesi oltre 20.000 volumi. Il mio zelo mi fece lavorare anche alla sera tardi a smistare e spostare i libri, creare spazio e spolverare gli scaffali. Con il sudore in quel luogo fresco mi presi una polmonite che mi fece fare un mese di ricovero nell’infermeria. Continuavo comunque a seguire da lontano i lavori. Dimesso dall’infermeria ripresi normalmente il mio lavoro di ufficio.

Non molto tempo dopo ricevetti nel mio ufficio la visita inaspettata di un superiore maggiore che dopo avermi chiesto come stavo, subito dopo disse che il vero motivo della visita non era la mia salute, ma l’annuncio che tosto mi fece: “Il Rettore ti vuole cambiare”.
Fu un fulmine a ciel sereno e dallo shock, non riuscii a dire niente. Mi disse che era già stata individuata una persona destinata ad assumere l’incarico di prefetto al mio posto. Quanto a me restavano due possibilità: o restare ad aiutarlo, oppure scegliere di andarmene. Dopo quello sconvolgente annuncio, mi aspettavo almeno una chiarificazione dal Rettore, visto che la decisione era partita da lui.
Il primo interrogativo che mi sorgeva spontaneo era: perché non me ne ha parlato personalmente? Si sarebbe potuto esaminare insieme la situazione e, se c’erano dei problemi, li si poteva discutere serenamente. La cosa mi puzzava di mistero e di torbido.

Ovviamente la notizia si riseppe, ma la situazione rimase per un po’ di tempo quieta. In un successivo colloquio con don F.C., il superiore che faceva la visita straordinaria, feci capire l’assurdità di quella decisione e insistetti perché venisse definito il mio ruolo. Per i primi di settembre venne rinnovato temporaneamente il mio incarico con la condizionante “fino alla nomina del nuovo prefetto”. Questa avvenne prima di Natale ed era retroattiva. A me non fu data più alcuna comunicazione sul ruolo che avrei avuto. Lascio immaginare i commenti e le perplessità da parte del personale della biblioteca, dei docenti e delle persone assennate.

Una decisione illogica e incomprensibile

Il nuovo prefetto, che sarebbe arrivato all’UPS a settembre, proveniva dal nord dove aveva appena terminato il suo compito come direttore di una scuola. Non aveva alcuna conoscenza di biblioteche. La logica avrebbe suggerito di affiancarlo ad una persona esperta per un paio di anni per prendere progressiva conoscenza della biblioteca e del suo funzionamento.
Ma il Rettore aveva deciso di accelerare i tempi: si preoccupò di iscriverlo subito alla Scuola di biblioteconomia, ma ciò avrebbe potuto concretizzarsi solamente l’anno successivo in quanto le iscrizioni avvenivano entro maggio e la pubblicazione degli iscritti accettati verso metà luglio. Con evidente sorpresa il suo nome non appariva nell’elenco degli allievi accettati e nemmeno nella lista delle riserve. Venimmo a sapere anche di una lettera del Direttore della scuola vaticana di Biblioteconomia nella quale venivano date le motivazioni per la non accettazione del candidato: anzitutto l’età superata di almeno dieci anni (il limite era posto a 55 anni), inoltre venivano anche commentate negativamente le motivazioni apportate per l’iscrizione: le qualità possedute dal candidato non erano comunque sufficienti e adeguate per l’incarico previsto. No comment. Qualcuno, anche di notevole autorità in biblioteconomia (Direttore della Scuola vaticana), aveva detto finalmente una parola chiara su una decisione a dir poco avventata. Con questa notizia, comunicatami un’ora prima della mia partenza per le ferie, partii  pensando alle complicazioni che questa decisione avrebbe comportato.

Dovevo andarmene

L’8 ottobre 2012 venivo invitato ad un colloquio con il Vicario del RM presso la casa generalizia. Non riuscivo ad intuire il motivo dell’incontro, ma il mistero venne subito svelato. Già alcuni mesi prima venivo invitato dal superiore locale a “cercarmi un’ispettoria”, cioè ad andarmene dall’UPS per poter rifare la convenzione. Questa volta invece mi si disse senza preamboli che veniva rinnovata la mia “obbedienza “ per un anno e poi avrei dovuto andarmene  dall’UPS, ma (bontà dei superiori!) avrei potuto scegliere tra le seguenti possibilità: ritornare alla mia ispettoria di origine (Circoscrizione Piemonte, oppure nel Veneto (per avvicinarmi ai miei parenti) oppure ancora nella Ispettoria di Piła, in Polonia, alla quale ero stato automaticamente iscritto quando i confratelli e le case della Russia erano stati spartiti tra le ispettorie polacche.

 

Eventi significativi per me

La fotografia:  Esposizione fotografica.
“Gatchina con gli occhi di don Giuseppe”.

Sei tematiche della esposizione fotografica

Dalla mia esperienza di Leumann alla LDC mi ero portato dietro anche la passione della fotografia. Qui la esercitavo sia per documentare la vita a Gatčina, ma anche per scopi pratici: avere a disposizione materiale per le pubblicazioni: libri e Bollettino salesiano.

La signora che mi aiutava per l’editrice, Larissa Donchenko, era entusiasta delle mie fotografie e mi propose di creare una mostra presso la biblioteca comunale. Si interessò lei a organizzare tutto, prese accordi con la direzione della biblioteca. Da parte mia non sapevo come fare e poi, mi venne l’idea di suddividere le mie foto in alcune tematiche. Invece di stampare le singole foto, le composi su 6 diversi cartelloni. La tipografia aveva appena acquistato un plotter e allora concordai con Vladimir la stampa di 6 grandi poster.
Il titolo della mostra era: Gatčina con gli occhi di don Giuseppe.

Larissa organizzò la presentazione con inviti, interviste e riprese televisive. Io ero molto imbarazzato e preparai una grossa torta da offrire con del vino bianco ai convenuti. In un quaderno venivano registrati i  vari commenti dei visitatori e io mi sono tradotto alcuni articoli apparsi sui giornali, di cui riporto qualche stralcio.

“In questi giorni nella biblioteca centrale Kuprin, ha avuto luogo l’inaugurazione di una piccola mostra fotografica. In essa sono presentate le fotografie di un italiano che vive da quasi 10 anni a Gatchina…”

“Nella sua esposizione fotografica don Giuseppe presenta fotografie che riproducono diverse vedute di Gatčina. Si tratta soprattutto del parco, il castello, le chiese ma anche foto degli allievi del Don Bosco. Stampate su plotter, è stato possibile disporre i lavori fotografici come su un manifesto. Don Giuseppe ora ha più di 60 anni, ma è ancora pieno di energie, pienamente dedito al suo lavoro e nel tempo libero si permette alcuni hobby, uno di questo è la fotografia”.

“Dopo la conversazione con l’autore, tutti i presenti hanno potuto apprezzare ancora un’altra passione di don Giuseppe: gustare la torta da lui stesso preparata e in un batter d’occhio non ne rimase più nulla”.
(Skorobagatova, Da “Gatchina rajon” 5 luglio 2006)

Conversazione familiare con i visitatori della mostra

L’autore stesso considera modesti i suoi lavori, ma gli spettatori li hanno molto apprezzati. In ogni foto di don Giuseppe emerge la sua individualità e irripetibilità. Irripetibili giochi dei raggi del sole nella corolla del fiore, irripetibile il sorriso sul volto di una ragazza e tutto questo in un attimo – ma fissarlo con l’obiettivo della macchina fotografica non tutti sono capaci. Lo stesso Tabarelli ammette che lavorare con l’obiettivo è meglio perché aiuta a cogliere i dettagli della natura. E i dettagli nei lavori di un abile fotografo non sono pochi!
(Viktoria Babushkina. Dal giornale “Spektr Gatchina”, 5 luglio 2006)

Altre realtà di Gatčina, oltre le due sezioni della scuola, sono: La parrocchia, Il convitto, l’oratorio i campi invernali e l’estate ragazzi. Anche se personalmente non ero coinvolto in queste realtà, desidero tuttavia spendere alcune parole per completare il quadro della mia esperienza russa.

Capitolo ispettoriale a Mosca

Gruppo dei partecipanti al Capitolo ispettoriale a Mosca.

 Ogni sei anni in Congregazione viene indetto un capitolo generale al quale partecipano i superiori del Consiglio generale, tutti gli ispettori e alcuni delegati per ogni ispettoria. Il Capitolo generale viene preparato dai capitoli ispettoriali (provinciali) alcuni anni prima, al quale, oltre i direttori delle case, partecipano anche dei delegati eletti da ogni casa. Questa volta sono stato eletto delegato per le case di Gatčina e di San Pietroburgo e così nel 2008 ho potuto fare anche questa esperienza particolare: incontrare i rappresentanti di tutta l’ispettoria radunati a Mosca. Erano presenti, oltre le case della Russia, anche quelle dell’Ucraina, della Bielorussia, della Lituania e della Georgia. Lingue di comunicazione: italiano e russo.

Presentazione del Bollettino salesiano

Da parte mia, essendo anche incaricato delle Comunicazioni sociali, ho portato con me un campionario dei libri editati dalla nostra editrice e ho fatto una piccola esposizione. Ho presentato in particolare il Bollettino Salesiano con la sua storia e il suo programma, invitando tutti a diffonderlo.

I capitolari esaminano i libri stampati dalla nostra editrice

Altre attività del CSDB

Altre realtà di Gatčina, oltre le due sezioni della scuola, sono: La parrocchia, Il convitto, l’oratorio, i campi invernali e l’estate ragazzi, infine la cura degli ex-allievi. Anche se personalmente non ero coinvolto in tutte queste realtà, desidero tuttavia spendere alcune parole per completare il quadro della mia esperienza russa.

La parrocchia. N.S. del Monte Carmelo

Ambiente fatiscente: prima comunità parrocchiale nella falegnameria

La presenza dei cattolici in Russia è molto esigua (0,5%) ma l’organizzazione ecclesiastica, inizialmente con due amministrazioni apostoliche (Europa e Asia) fu poi suddivisa ulteriormente in quattro diocesi, suscitando una vivace opposizione da parte della Chiesa ortodossa, alla quale si ovviò legando i nomi delle diocesi non al territorio, ma al titolo della chiesa: per es.: non “diocesi di Mosca”, ma “Diocesi della Immacolata concezione di Maria in Mosca”.

Ciò che rimane della bella chiesa gotica

A Gatčina abbiamo trovato una chiesa diroccata, anzi sventrata, occupata da una falegnameria, una officina e una panetteria. Dietro richiesta di un gruppo di cattolici la chiesa fu restituita alla chiesa cattolica. Quando essa fu costruita nel 1906 doveva essere una grande chiesa per circa 5000 fedeli, ma nei nostri giorni i fedeli cattolici raggiungevano appena un’ottantina di persone. I salesiani adattarono l’abside, sufficiente per l’uso attuale dei pochi cattolici.

Il convitto

Facciata del convitto (terzo e quarto piano)

Molti ragazzi che frequentavano la nostra scuola venivano da lontano, per cui era dato loro possibilità di abitare nel convitto della scuola. All’arrivo dei salesiani abbiamo trovato il caos dal punto di vista degli ambienti e dalla situazione di mixité. Abbiamo cercato di eseguire diverse riparature per dare maggior decoro agli ambienti, di sistemare su due piani diversi ragazzi e ragazze e poi di non abbandonarli a se stessi, ma di “animare” il loro tempo libero creando un ambiente educativo. Secondo il modo di contare russo, al primo piano (pianterreno) oltre la custode, c’era la biblioteca, una sala riunioni; al primo piano era sistemata la comunità salesiana, gli altri due piani erano occupati dai ragazzi e dalle ragazze, mentre all’ultimo piano c’erano decorose stanze destinate per alcuni insegnanti.

L’Oratorio e il centro estivo

 L’Oratorio è l’attività educativa tipica dei salesiani e quindi anche a Gatčina, accanto alla scuola, la parrocchia e il convitto non ci poteva mancare l’oratorio.

Per questo nell’edificio della scuola avevamo ricavato un ambiente dove i ragazzi potessero venire liberamente a giocare, soprattutto quando il tempo fuori era brutto. Quando il tempo è bello si potevano organizzare attività all’aperto.

Il centro estivo organizzato per 2-3 settimane nel mese di luglio, è arrivato a raccogliere oltre 200 ragazzi/e ed all’inizio è stato aiutato da animatori stranieri e poi dai nostri ragazzi più grandi. Offre una grande quantità di iniziative e di attività varie: giochi, musica, lavori di abilità manuale, escursioni, espressione, ecc.

 

 

 

 

Gli exallievi

Ogni anno, tra grafici e ragionieri, uscivano dal CSDB una cinquantina di diplomati. La festa della consegna dei diplomi era un evento importante che ragazzi e ragazze festeggiavano alla grande con vestiti da cerimonia, un party bene organizzato, un album fotografico ricordo con le foto degli insegnanti e le proprie. Era il coronamento dei loro studi, ma anche la promessa di un arrivedersi ogni anno.

Secondo la tradizione salesiana cercavamo di non perderli di vista e di mantenere con loro un contatto. Molti tornavano ad incontrarci per la festa di don Bosco. Ma in occasione del decennale del Centro ho pensato di invitarli per un primo incontro ufficiale degli ex-allievi: su circa 500 vennero in numero considerevole.
Con un supplemento al Bollettino Salesiano li tenevamo informati sulle notizie del Centro e anche sul movimento internazionale degli Ex-allievi perché si sentissero parte di un mondo più vasto. Il rivedersi con gli antichi  compagni e con i loro insegnanti era una vera festa. Alcuni portavano gli albi fotografici del loro matrimonio o della loro famiglia: si stava insieme e si facevano foto-ricordo dell’incontro.

Automazione della biblioteca

Progetto di automazione della biblioteca

Nel progetto della nuova biblioteca, che non poteva partire subito per le difficoltà burocratiche e finanziarie, suggerii di puntare sulla automazione: la nuova biblioteca, se guardava al futuro, non poteva prescindere dall’automazione: questo sarebbe stato il suo valore e la sua caratteristica specifica.

Ed ecco allora il progetto di automazione che si mette in moto. Da Taiwan, invitato dal Rettore, viene un coadiutore salesiano cinese (Henry Hung) ingegnere, esperto in architettura informatica, che esamina la situazione all’UPS e dà i suoi consigli per la realizzazione di una rete informatica all’interno dell’università. I tempi però non erano ancora maturi: ognuno faceva per sé e non si voleva saperne di reti. Ma noi guardavamo avanti, e con l’intento di realizzare l’automazione della nostra biblioteca si cercava di coinvolgere anche le altre biblioteche pontificie.

Bibliotecario a Roma

Da tecnico audio a bibliotecario

Mia caricatura fatta da d. Piero Stella

Non era proprio questo il lavoro che avrei dovuto fare. Feci buon viso a cattiva sorte e iniziai a lavorare in questo nuovo settore affiancandomi al pro-prefetto don K. Szczerba. Il rettore stesso, don Giannatelli, gestiva la biblioteca per la quale si progettava da tempo una nuova costruzione, decisa infatti pochi anni prima dal Senato accademico. Si parlava di piani e di progetti. Poco alla volta acquistai la visione della situazione ed elaborai un piano di riorganizzazione del lavoro in biblioteca. Con un chiaro organigramma suddividevo le responsabilità, valorizzavo le persone, e organizzavo il lavoro chiarendo l’iter del libro nelle sue diverse fasi di lavorazione. Acquistai così la fiducia del Rettore. La mia competenza cresceva non soltanto per il mio impegno di lavoro, ma anche perché, dopo due anni di lavoro pratico in biblioteca, mi iscrissi alla scuola di Biblioteconomia Vaticana che frequentai con profitto per un anno intero ottenendo un diploma di biblioteconomia che completava in modo sistematico la mia esperienza pratica.
Alla prestigiosa scuola imparai non soltanto la gestione della biblioteca come ordinamento generale e servizi di biblioteca, ma appresi anche nozioni di bibliografia e bibliologia, di storia del manoscritto e del libro, la teoria e la tecnica della catalogazione e della classificazione, nozioni di patologia del libro, di informatica applicata ecc., insomma tutto quanto deve sapere chi è chiamato a svolgere la professione di bibliotecario.

Consideravo la biblioteca un bene culturale accessibile a tutti. Per questo aprii le porte anche a studenti esterni all’università, attirandomi le maledizioni e l’ostruzionismo occulto di molti professori, cosa che sfociò poi nella proibizione di accesso agli esterni a cui reagii con la decisione di dare le dimissioni.

Volentieri mi prestavo per visite guidate agli studenti dell’UPS, agli allievi della scuola di biblioteconomia, a scuole e personaggi. Accettavo inviti a presentare la biblioteca nelle varie facoltà e sovente ebbi modo di dare consulenza anche a diverse biblioteche esterne.

Diploma di biblioteconomia

Intendevo una biblioteca aperta a tutti, ma anche in collegamento con realtà simili. Per questo partecipavo convinto al GBE (Gruppo Biblioteche ecclesiastiche) che riuniva tutte le biblioteche pontificie e anche all’ABEI (Associazione Bibliotecari Ecclesiastici Italiani) che facevano un congresso annuale. C’era sempre da imparare. Inoltre vedevo di partecipare ogni anno anche all’ABI (Associazione Bibliotecari Italiani). Una volta partecipai anche ad un congresso delle biblioteche teologiche tedesche (AKThAB).
In seguito non mancai mai agli incontri degli utenti di Aleph. Penso che in quegli anni le persone intelligenti si siano accorte dei cambiamenti in meglio avvenuti in biblioteca.

Di nuovo a Roma

Fuori dalla finestra, rientro dalla porta

Nel 1997 ero partito clandestinamente da Roma, abbandonando il lavoro in biblioteca che mi aveva visto impegnato per undici anni. I successivi undici anni li passai in Russia. Nel 2007, stanco della mia permanenza a Gatčina per le mutate condizioni della comunità, ho dato la mia disponibilità a tornare in Italia, offrendomi anche come bibliotecario alla casa generalizia, oppure a Gerusalemme. La mia proposta venne presa in considerazione, nonostante la difficoltà di risolvere la mia sostituzione a Gatčina. Probabilmente i superiori maggiori, avuto il consenso dell’ispettore di Mosca, hanno proceduto decidendo, senza interpellarmi, il mio trasferimento. Nel maggio del 2008 ricevo la “lettera di obbedienza” che mi inviava come “prefetto” (direttore) della biblioteca della Università salesiana a Roma, ufficio da me esercitato prima della mia partenza per la Russia. In una prima comunicazione si parlava del 1. settembre, data poi spostata più avanti per un compromesso concordato con l’Ispettore, ovviamente senza consultare l’interessato. In conclusione sono atterrato a Roma il 28 ottobre 2008.

Ripresa del lavoro nella biblioteca don Bosco dell’UPS

 Avendo lavorato nella biblioteca dell’UPS dal 1986 al 1997, avevo sempre mantenuto segretamente un certo contatto con quella realtà e sapevo ciò che colà avveniva. Dal 2000 avevano iniziato i lavori per la costruzione del nuovo edificio e con mio grande dispiacere avevo saputo che nel 2004 la rete URBE aveva deciso di cambiare il programma Aleph adottando Amicus. Ciò mi dispiaceva grandemente anche perché sapevo che Aleph era uno dei migliori programmi di gestione biblioteche e che l’UPS aveva ricevuto da Israele in modo impagabile una licenza gratuita e illimitata.

Dalla Russia ero stato invitato il 31 gennaio 2006 all’inaugurazione della nuova biblioteca, e nel 2004 avevo scritto una lettera in occasione dei dieci anni della rete URBE della quale mi consideravo uno dei fondatori e di cui per diversi anni ero stato direttore esecutivo.

Dopo poco più di un mese dal mio ritorno, l’8 dicembre 2008, ricevetti la nomina ufficiale a prefetto della biblioteca don Bosco. Il mio predecessore (15 anni prima era stato mio successore) non lasciò subito il campo: chiese di poter restare ancora alcuni mesi. Ritornò in Argentina solo a metà febbraio 2009. In quei mesi studiai con attenzione la situazione: sentii il parere del personale e di molti docenti, raccolsi osservazioni, reclami, aspettative e annotai tutto, preparando un piano di azione. La lamentela più ricorrente era la mancata catalogazione soprattutto delle acquisizioni. Contai personalmente i libri già controllati e collocati, ma accumulati in attesa di catalogazione (oltre 8.000). Dovetti constatare inoltre che i progetti da me avviati negli anni ’90 per una catalogazione sistematica dei vari settori nel computer era stata disattesa e calcolai in oltre 80.000 libri la quantità che avrebbe dovuto essere ancora immessa nel computer. Purtroppo, anche se molti libri erano stati catalogati nel cartaceo, ora erano praticamente inaccessibili alla ricerca, essendo stato eliminato fisicamente il catalogo cartaceo (incredibile!).

Occorreva un intervento urgente, rapido e deciso. Feci presente la grave situazione e azzardai un’ardita proposta alla Fondazione che nel passato ci aveva aiutato fidandosi della nostra serietà. La richiesta necessaria inoltrata era di 800.000 €. Nonostante loro sorpresa per la situazione inconcepibile che si era creata, accettarono di darci una mano e promisero un sostegno di 300.000 € distribuiti in tre anni. Ciò mi diede la possibilità di contattare una cooperativa, la quale in un anno catalogò i libri di acquisizione giacenti. Continuai poi con i settori del pregresso non ancora catalogati sistematicamente, prendendo a lavorare catalogatori scelti con molta cura.

Causa i limiti del programma e la inadeguatezza dei computer anche qui il risultato non fu quello che avevo previsto e desiderato. Mi chiedevo come mai quindici anni prima potevamo “copiare” i record da altre biblioteche, e procedere speditamente, mentre ora eravamo costretti a fare una catalogazione primaria, come se noi fossimo i primi a dover catalogare quei libri che avremmo potuto facilmente trovare già catalogati in altre biblioteche.

 

Addio Gatchina

Declino di Gatchina – Rientro in Italia

Dopo circa 10 anni di lavoro in Russia, vedevo che tante situazioni cambiavano: la comunità si era ridotta di numero, mancava una direzione assennata, le iniziative erano scarse, la collaborazione con la scuola statale, soprattutto dopo il cambiamento di direzione, diventava sempre più problematica, le difficoltà economiche, legali e giuridiche aumentavano, ci venivano tolti progressivamente degli ambienti finora usati in comodato d’uso gratuito, per i quali ora si chiedeva di pagare un affitto. Si cominciava sul serio a pensare ad un trasferimento, a cercare una nuova sede, a fare progetti di costruzione.
Dal mio punto di vista era chiaro ed evidente un decadimento e prevedevo vicina la fine. La mia stessa posizione e la mia attività (editrice, Bollettino salesiano, sito web) portata avanti senza appoggio locale, stava diventando precaria. Ho pensato allora di ritirarmi per lasciare a forze più fresche il mio lavoro. D’altra parte, fin dall’inizio avevo pensato ad un impegno di 5-6 anni e ormai avevo superato i dieci anni di attività.
Manifestai la mia intenzione di tornare in Italia annunciando per tempo il mio ritiro anche perché avrei visto bene la continuazione della nostra attività (scuola, tipografia, parrocchia) limitata al campo della Comunicazione, che pensavo come unica alternativa valida e senza impiego di ulteriore personale, per la nostra presenza in Russia. Avrei avuto tempo sufficiente per affidare la mia esperienza ad altre mani.

A Roma si venne a sapere della mia intenzione di tornare e nel maggio 2008, senza alcun previo contatto o interpellanza, mi vidi recapitare una lettera che mi invitava a riprendere la mia attività all’UPS come bibliotecario. Era inviata dal Vicario del Rettor maggiore.

Il sito web dei salesiani

Il sito web dei salesiani in Russia

Prima pagina del sito web

Nella Circoscrizione Est, che faceva centro a Mosca, avevo ufficialmente l’incarico di Delegato della Comunicazione Sociale. Oltre l’editoria e la redazione del Bollettino Salesiano, vedevo necessario un sito web che presentasse i salesiani in Russia a più vasto raggio. Studiai a lungo il progetto, analizzando tanti altri siti salesiani, e poi riuscii a realizzarlo con l’aiuto di una ditta gestita da giovani. www.donbosko.ru.
Avevo preparato i testi, non solo in russo, ma prevedendo che il sito doveva essere visibile anche dai nostri amici e benefattori esteri, vi aggiunsi anche la versione in italiano, inglese e tedesco. Lo schema che avevo scelto ricalcava il sito sdb.org, il sito ufficiale della Congregazione Salesiana, opportunamente ridotto. Limitandomi alle informazioni essenziali avevo organizzato il sito in tre sezioni generali più una particolare sul nostro Centro:

  • -i Salesiani, (Салезианцы КТО МЫ?)
  • -don Bosco, (Дон Боско)
  • -il sistema educativo salesiano. (Воспитательный метод)
  • -il centro salesiano di Gatčina (СЦДБ Гатчина) con tutte le sue realtà: scuola, convitto, parrocchia, tipografia, l’editrice con tutta la sua produzione editoriale.

Avrei voluto coordinare altri siti come quello organizzato da Thomasz Josefczak www.donbosco.ru, che presentava il centro dei ragazzi della strada di Mosca-Fili, quello della Siberia che si è perso e anche altri siti che si venivano organizzando in Ucraina e in Bielorussia, ma senza l’appoggio dell’ispettore ciò non fu possibile. Per il sito www.donbosko.ru ricevetti nel 2017 una comunicazione sulla chiusura definitiva per anni di non gestione.
Il sito www.donbosko.ru da me organizzato e gestito per diversi anni, si riferiva globalmente all’opera dei Salesiani e a don Bosco con il suo sistema educativo, dando una visione globale di questa realtà in Russia come visitatoria (si davano informazioni anche sulla nostra presenza in Siberia, Bielorussia, Ucraina e Georgia).  Oltre che ai Russi si rivolgeva ad un pubblico più vasto, per questo era redatto oltre che in russo, anche in inglese, italiano e tedesco.

Dopo la mia partenza il sito fu riorganizzato e limitato solo alle attività svolte nel Centro Salesiano di Gatchina, includendo anche le informazioni della editrice con i libri pubblicati e le attività svolte prima della chiusura del Centro.  Attualmente il nuovo sito ha cambiato anche il suo indirizzo: http://www.donboscogatchina.ru/

Bollettino Salesiano

Il Bollettino Salesiano in russo

Primo numero del Bollettino salesiano in lingua russa

 Altra realizzazione editoriale notevole di cui vado fiero fu la nascita del Bollettino salesiano in lingua russa che si aggiungeva alle altre 55 edizioni in 25 diverse lingue. Come tipografia stampavamo a Gatčina il notiziario ispettoriale “Vestnik Okruga” con un inserto di foto a colori. Dopo il convegno dei direttori del BS tenuto in Spagna nel 1999, don Dzędziel mi chiese di iniziare a preparare il BS in lingua russa. Mi inviò un bustone con copie di Bollettini in diverse lingue come esempio. Non presi la cosa sul serio e aspettai riflettendo per molto tempo. Avevo fatto un piano di azione che prevedeva prima uno studio di fattibilità e la raccolta di alcuni dati per sapere da dove partire e con quali prospettive proseguire. Desideravo anzitutto sapere la tiratura, a chi sarebbe andato il BS e chi lo avrebbe diffuso. Nonostante le mie reiterate richieste e le ripetute promesse da parte di vari superiori della ispettoria, le risposte si facevano attendere. Infine dietro la insistenza di don Dzędziel, nell’estate del 2003 mi misi d’impegno per concretizzare il progetto. Feci telefonare a tutte le case della Circoscrizione per sapere quante copie ogni casa avrebbe potuto diffondere. Arrivai alla cifra di 500-600 copie alle quali aggiunsi gli indirizzi dei nostri exallievi ed allievi e arrotondando la cifra a 1400 copie, incominciai a pensare ai contenuti, alla periodicità, al formato, alla organizzazione del lavoro, ai costi ecc. Scelsi di “imitare” il BS italiano sia perché avevo in casa alcune annate, sia perchè era quello che mi ispirava di più. Sono partito con un articolo con documentazione fotografica sulla Siberia.
Il Rettor Maggiore don Chavez mi ha incoraggiato e mi ha aiutato anche dal punto di vista economico. Anche il direttore del BS italiano, don Giancarlo Manieri mi ha fatto i complimenti per questa realizzazione.

La mia collaboratrice Nastia, ex-allieva, seguendo le mie indicazioni, preparò la impaginazione e per il gennaio 2004 uscì il primo numero di 24 pagine. Nei numeri seguenti si sistemarono le varie rubriche e poco alla volta si avviò un metodo di lavoro meglio organizzato: programmazione annuale, scelta degli argomenti, selezione degli articoli da tradurre, scelta delle notizie, delle fotografie, redazione, correzione, ecc. Non essendo una rivista di attualità tendevo a informare sull’attività salesiana nel mondo e soprattutto sulla diffusione e il successo del sistema educativo di don Bosco.

Dopo alcuni anni cambiai intestazione, mettendo come titolo principale “Don Bosco” (Дон Боско) e lasciando “Bollettino salesiano” come sottotitolo.

Organizzazione della diffusione e spedizione. Invio di annunci mail dell’evento e raccolta degli indirizzi. Oltre le case e le parrocchie salesiane, mi rivolsi alle diocesi russe e rispettive organizzazioni, registrando vescovi, sacerdoti, religiosi. Una copia andava anche al Patriarcato di Mosca.

Poco alla volta tutto diventa routine e il BS passa dalla modesta tiratura iniziale alle oltre 4500 copie per l’ultimo numero di ottobre 2008.
Negli ultimi anni, spedendo il BS agli exallievi aggiungevo un foglio di 4 pagine indirizzato appositamente a loro per tenere contatto con il CSDB. A questo

Bollettino salesiano stampato, pronto per essere raccolto, venire graffettato e rifilato.

punto, avendo io annunciato il mio ritiro, do’ le consegne a Ekaterina, con tanti auguri di buona continuazione. Questa ex FMA, segnalatami dall’ispettore come indicata per continuare il BS, venne a Gatčina da Mosca ad incontrarmi due volte. Poi a settembre l’ispettore all’improvviso segnalò come continuatore della mia opera di editore e degli altri impegni nella comunicazione sociale, Pjotr Bicak, un salesiano slovacco, al quale però aveva assegnato anche l’incarico di economo ispettoriale. Fu praticamente un fallimento. Dopo i 20 numeri preparati da me, uscirono ancora solo due numeri nei due anni seguenti, e così anche questo Bollettino salesiano in lingua russa terminò la sua esistenza.

Diffusione dei libri

Gestione e diffusione della produzione editoriale

La scaletta che ho costruito per il magazzino

Man mano che la produzione editoriale cresceva, capii che dovevo immagazzinare i libri in attesa della vendita: dove e come? Anche qui la mia esperienza pratica acquisita alla LDC mi venne in aiuto e organizzai in alcuni angoli della tipografia un magazzino deposito. Confezionavo i libri in pacchi in modo razionale con sottomultipli di 100 (10, 20, 25), numerandoli in modo inverso dal basso verso l’alto, per facilitare il conteggio nell’inventario. Utilizzavo scaffali metallici per impilare i pacchi dei libri.
Andavo fiero di una solida e leggera scaletta che avevo costruito utilizzando pezzi di imballaggi, che mi permetteva di raggiungere i piani più alti degli scaffali.

Stand della nostra editrice in una esposizione

Essendo pochissime le editrici cattoliche, non esistevano catene di distribuzione e l’unica libreria era quella delle Paoline a Mosca. Mi ero creato un indirizzario dei clienti (parrocchie e istituti cattolici) ai quali inviavo il catalogo, annunci delle novità, oppure offerte tematiche secondo i periodi liturgici. Per far conoscere e vendere i nostri libri approfittavo di tutte le occasioni per partecipare alle mostre e fiere, presentando in uno stand i nostri libri e sussidi che suscitavano in genere abbastanza interesse soprattutto per gli argomenti che presentavano. Mi ero procurato un girello per l’esposizione dei libri e dei carrelli-scaffale.

In seguito pubblicizzavo le nostre edizioni su una pagina del Bollettino salesiano.