Storie di amicizie

Da ragazzi, in collegio, le amicizie ci venivano proibite, perché si voleva vedere in esse qualcosa di moralmente pericoloso. Probabilmente si voleva che noi venissimo preparati, come religiosi e futuri sacerdoti, al celibato ecclesiastico. Ora, dopo sessant’anni vedo la situazione diversamente, anzi ritengo che una sana ed equilibrata amicizia, anche con una donna, sia un arricchimento reciproco e un sostegno naturale per la completezza della persona. Dio, creando la donna, disse: “Non è bene che l’uomo sia solo” e perciò gli volle dare “un aiuto che sia simile a lui”. Due persone che si completano e si aiutano a vicenda. La storia delle mie amicizie potrebbe essere molto lunga e molto varia.

Comunemente si definiscono amicizie i buoni rapporti tra le persone nati dalla conoscenza, dalla simpatia, dalla stima reciproca, dalla condivisione di comuni interessi, da relazioni di lavoro, di vicinanza o collaborazione. Amicizie di questo tipo ne ho avute a decine nella mia vita, coltivate per periodi anche lunghi con relazioni epistolari o contatti più o meno frequenti. Anche qualcuno di questi “amici” per vari motivi mi ha abbandonato o dimenticato, io non ho cancellato queste relazioni ed esse perdurano nel tempo con piacevole ricordo nella memoria.
Ciò sottolinea le caratteristiche del carattere sentimentale che conferma la “Profondità e stabilità dei sentimenti”.

Altra cosa sono le amicizie vere e proprie e queste sono molto più rare anche se possono aver origine occasionalmente o talvolta cercate appositamente perché, come dice il proverbio: “chi trova un amico trova un tesoro”. Caratteristica dell’amicizia è la conoscenza reciproca profonda e intima, la condivisione di ideali e lo scambio di esperienze e confidenze che permettono all’altro di leggere nella propria vita anche i segreti più nascosti, determinando una fusione e un arricchimento comune, secondo un antico detto “L’amicizia o trova gli amici uguali o li rende uguali”.

Ogni storia di amicizia è diversa, e io posso confermare di essere stato molto fortunato perché ho avuto tanti amici dai quali sono stato sostenuto, incoraggiato, consigliato e aiutato. Ogni amicizia mi ha aperto nuovi orizzonti arricchendomi di tante conoscenze ed esperienze. Non posso ovviamente descrivere ogni relazione, ma mi limito solamente a parlare di alcune relazioni tra le più significative per la mia vita. Nessuna relazione ci lascia indifferenti.

José: amicizia adolescenziale con un mio compagno di classe in terza media (1955). Dopo la vestizione in quinta ginnasio lui è stato destinato al Cile e la nostra relazione divenne epistolare e durò circa tredici anni. Egli aveva un animo delicato, gentile, e mi ricambiò con semplicità l’amicizia, condividendo con me le sue esperienze di vita fin dopo la sua ordinazione. Venne a trovarmi (nel 1969) a Benediktbeuern e visitai con lui la Pinacoteca di Monaco assecondando il suo spiccato gusto verso l’arte.

Martin: dal 1955 (in terza media) ai giorni attuali. Era allievo in una scuola professionale salesiana e la relazione epistolare con lui fu mediata con l’intento di esercitarmi nella lingua tedesca, ci scrivemmo per alcuni anni e il contatto si interruppe dopo la morte di suo padre. Ripresi i contatti con lui nel 1969 prima di lasciare la Germania e da allora la relazione è continuata sporadicamente con incontri personali reciproci fino al momento attuale.

Anthony, giovane irlandese conosciuto a Torino e poi diversi anni missionario nelle Isole Solomon: scambio epistolare in inglese, con relazione sulla sua attività di volontario missionario.

Vladislav. Un interessante rapporto di amicizia, puramente epistolare, durata diversi anni fu occasionata da una corrispondenza diretta al Bollettino Salesiano che io avevo fondato in lingua russa. All’inizio non riuscivo a sapere chi fosse la persona che mi scriveva, ma poi capii che si trattava di un ergastolano, condannato a morte all’età di diciannove anni per omicidio. All’epoca di Yeltzin (inizio anni ’90) la pena di morte era stata sospesa e Vladislav espiava in un carcere duro speciale la sua pena, augurandosi che anche in Russia la pena di morte venisse abolita. Ho potuto conoscere dalle sue lettere le dure condizioni di vita del carcere, le vicende tristi e liete della sua travagliata e sofferta vita. Tramite lui venni a contatto con diversi altri ergastolani, con la sua mamma e con un ex poliziotto che si curava di lui. Convertito in prigione, ha ricevuto il battesimo considerato e festeggiato come una vera rinascita ad una nuova vita. Dalle sue lettere coglievo molte espressioni di fede e speranza tramite tante citazioni della sacra scrittura che esprimevano i suoi buoni intendimenti. Per me erano edificanti meditazioni. Purtroppo, ho lasciato in Russia tutte le sue lettere e, tornato in Italia, ho perso i contatti.

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