La mia famiglia

Famiglia al completo nel 1973 in occasione del 40° di matrimonio dei nostri genitori

Una famiglia numerosa e benedetta. Noi figli eravamo suddivisi in due schiere: i cinque grandi, nati a distanza di due anni dal 1924 al 1932, e i cinque piccoli, pure nati a distanza di due anni dal 1939 al 1946. La mia posizione era tra le quattro sorelle, due prima (Emma e Rita) e due dopo di me (Vittoria e Bruna). Chiudeva la serie mio fratello Vito. Così per la mia età non avevo nemmeno compagni di gioco, se non i vicini di casa. Due di loro hanno poi sposato le due mie sorelle più giovani.

Di uno dei fratelli più grandi, Angelo, non ho molti ricordi perché entrò in un istituto religioso (la congregazione di Gesù sacerdote, detta poi dei Venturini) nello stesso anno della mia nascita e divenne prete, nel 1955, quando io avevo 14 anni. In tutto questo periodo non tornò mai a casa e le poche volte che andavamo a trovarlo a Trento, ce lo facevano vedere in un alone mistico. Veniva a salutarci anche il loro Fondatore p. Mario Venturini (+1955). Solo dopo molto tempo, poco alla volta potei conoscere meglio mio fratello, nei giorni di vacanza che passavamo fortuitamente assieme per pochi giorni nei mesi estivi. Egli per tutti noi fratelli e sorelle egli era ed è rimasto “padre Angelo”, così lo chiamavano anche i miei genitori. E’ morto nel 2017 in Sicilia, dove ha voluto anche essere sepolto.

Remo a Lohhof con il figlio più piccolo Viktor

Il secondo fratello, Remo, dopo la guerra nella quale aveva fatto parte della polizia trentina sotto i tedeschi, prese altre strade e divenne macellaio, lavorando a san Michele, a Bolzano e poi a Coredo in Val di Non e infine a Zambana. Nel 1958 si trasferì in Germania dove, dopo alterne vicende, mise su una sua azienda di marmi e graniti. Ceduta l’azienda ai figli nel 1992, egli potè godersi poco la vita dedicandosi ai suoi numerosi hobby, tra cui la campagna, ereditata al paese.  Aveva il gusto e la passione della cantina e delle vigne. Per primo in paese coltivò il terreno delle vigne a prato inglese. Morì a Monaco nel 1994 e fu sepolto a Lohhof. Con questo fratello, che fu anche mio padrino di cresima, ebbi sempre un rapporto privilegiato, forse anche per la comune conoscenza della lingua tedesca.

Ad eccezione di Remo che presto trovò vari lavori, tutti noi si lavorava nei campi, aiutando secondo le capacità dell’età. Avevamo diversi appezzamenti di vigne che si estendevano sotto il paese fino a san Michele all’Adige, poi qualche prato più vicino al paese, come i “Portadòn”, il Montanöo, il “palai”, dove c’era anche una vaneggia si faceva crescere il grano o l’orzo, ma anche patate, fagioli, cavoli, e altri ortaggi. In pianura oltre san Michele avevamo un campo coltivato a mais, trasformato in seguito a frutteto e dall’altra parte di san Michele, verso Salorno località Masetto un altro appezzamento, vicino all’Adige, per la coltivazione del granoturco. D’estate per alcuni giorni ci si trasferiva al Saùch, località sui mille metri confinante con i boschi di Salorno (provincia di Bolzano), dove ci era stato affidato per alcuni anni, da un proprietario di Trento, la stalla con le mucche e dove si segava il magro fieno di alcuni prati. Si viveva in modo molto spartano, dormendo sulla paglia, cucinando talvolta all’aperto e mangiando seduti sul prato. In quella località c’erano anche dei “roccoli” per catturare con le reti gli uccelli migratori, soprattutto l’autunno. Anche questa attività, in seguito proibita, ci forniva delle alternative per la nostra mensa (polenta e osei). Altre volte gli uccellini venivano venduti.

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