Ricerca di appoggio

Ero fermamente convinto che il mio allontanamento dalla biblioteca avrebbe recato molti danni (come già era facile vedere dalla situazione attuale) e che il motivo dei 70 anni era solo un pretesto facilmente superabile, cercai appoggio presso varie autorità con l’intenzione di risolvere la mia situazione e poter rimanere. Volentieri avrei voluto continuare a lavorare in biblioteca per la quale sentivo una particolare propensione e, oltre l’esperienza, mi sembrava di possedere tutte le doti necessarie per essere di aiuto. Qualcuno forse avrebbe convinto i responsabili a recedere da questa decisione. Altri confratelli erano rimasti al lavoro, nonostante gli anni, fino al termine dei loro giorni. Incominciai una dolorosa via crucis per incontrare chi mi poteva sostenere.

Mi rivolsi al card. F., ex Rettore dell’UPS e bibliotecario emerito di S.R. Chiesa, chiedendo il suo parere: “devo insistere di rimanere o cedere e andarmene?” Egli mi consigliò: “Resta, perché tu solo conosci bene la biblioteca”. Ma alla mia replica che ormai era già stato decretato il mio trasferimento, ha fatto un cenno che forse avrebbe tentato lui. E in effetti qualche tempo dopo mi telefonò dicendo che aveva incontrato in piazza san Pietro il Rettor maggiore con il suo vicario che gli avrebbero detto, essere io destinato a Torino ad un non ben precisato compito. “Mi dirai poi tu di che si tratta”.

Parlai ancora con il Rettor magnifico, da lui non sono mai riuscito a sapere le cause della sua decisione, se non una frase che sembrava un’ironia: “Certo che con te, perdiamo una competenza!” Probabilmente era anche convinto di aver preso una decisione sbagliata che avrebbe recato danno alla biblioteca.

Andai a parlare con il superiore della visitatoria, che mi disse solo parole di circostanza. Decisi allora di incontrare tutti i decani delle varie facoltà ai quali, affidando un dossier sulla biblioteca, prospettai le conseguenze del mio allontanamento, ma nessuno si schierò dalla mia parte o mi propose nulla.

Infine, ottenni un lungo colloquio con l’Economo generale che conosceva bene tutta la situazione: aveva letto coscientemente tutto un dossier sulla biblioteca che gli avevo inviato. Mi ascoltò con attenzione, appoggiò le mie giuste obiezioni e mi chiese scusa di come ero stato trattato dai superiori. Mi confidò che all’UPS, dopo il fallimento della nomina di un salesiano non competente, pensavano di risolvere la questione affidando la biblioteca ad un esperto esterno. Risposi profeticamente che secondo me sarebbe stata una soluzione che avrebbe creato diversi altri problemi soprattutto nei rapporti con il personale e con i docenti. Anche se si fosse trattato di una persona competente, non avrebbe potuto inserirsi in un ambiente a lui estraneo, come avrebbe potuto fare un salesiano.

Ultimo tentativo inutile di colloquio con il “prefetto”, avvenne pochi giorni prima della mia dipartita, fissata il 30 giugno. Sapendo in quali difficoltà si trovava, Intendevo offrirgli fraternamente un aiuto su questioni urgenti che mi avrebbe sottoposto. Mi fece avere un biglietto il giorno dopo con un elenco di domande alle quali sarebbe stato impossibile rispondere in breve tempo. D’altra parte egli aveva avuto due anni di tempo per farmi delle domande.

 

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