Torino Rebaudengo

Primo anno di tirocinio: Torino Rebaudengo (1962-1966)

Istituto C. Rebaudengo

Ai primi di settembre entro nell’istituto professionale tecnico Conti Rebaudengo a Torino come assistente. L’istituto era un aspirantato per coadiutori e a quell’epoca, dopo aver chiuso alcuni laboratori (sartoria, falegnami ed ebanisti) aveva ancora la sezione dei meccanici, elettromeccanici e radio-elettronici. Accanto all’aspirantato c’era anche il “magistero”, cioè il corso di perfezionamento per giovani coadiutori, oggi sarebbe il post-noviziato. Tra il personale avevo per consigliere don Piero Ponzo e come catechista don Danilo Pane.

Il direttore Don Emilio Sirio

Il direttore nel mio primo anno era don Geremia Dalla Nora, molto affabile e amato, e nel secondo anno il mio ex maestro di noviziato don Emilio Sirio, molto stimato, trasferito al Rebaudengo dopo essere stato direttore dello studentato teologico di Bollengo.I ragazzi avevano al mattino lezioni teoriche in classe, mentre al pomeriggio lavoravano nei rispettivi laboratori. Come compito principale al mattino facevo ore di scuola, insegnando storia, geografia, italiano, inglese, ginnastica, mentre al pomeriggio facevo assistenza nel reparto meccanici, dove era capo il signor Renato Romaldi. Qui lavoravano i ragazzi più grandi e giovani confratelli alle macchine con le quali feci conoscenza per la prima volta nella mia vita: torni, rettifiche, alesatrici, piallatrici, seghe, forge e verniciatura. Avevo grande curiosità ma anche ammirazione per i ragazzi che studiavano tecnologia meccanica. Ogni anno in questo laboratorio nascevano 10 macchine rettifiche e potevo vedere tutto il progresso a cominciare dalla piallatura del pezzo grezzo di fonderia, fino al suo completamento con le parti elettriche ed elettroniche fornite dagli altri due laboratori (elettromeccanici e elettronici). In questo primo anno, durante l’assistenza in laboratorio, non avevo molto da fare, se non osservare i ragazzi che non perdessero tempo e chiacchierassero (dovevano lavorare concentrati e in silenzio), ebbi modo di ripassare a fondo la grammatica inglese, tedesca e quella russa. Insegnavo storia, geografia e ginnastica e, se ricordo, anche italiano. Talvolta correggevo i compiti scritti. Era l’ultimo anno dell’Avviamento professionale. L’anno successivo, 1963, venne introdotta in Italia la Scuola media unica che sostituiva l’avviamento professionale.

Nel mio secondo anno mi fu aggiunto l’insegnamento dell’inglese nella prima media. Con facilità entusiasmai quasi tutti gli allievi allo studio di questa lingua mettendo gli allievi nella necessità di doverla praticare. Li misi in corrispondenza con altrettanti ragazzi irlandesi di Pallaskenry. Avevamo ospitato un gruppo di questi ragazzi accompagnati da un educatore (Tony Crabtree) con il quale mi tenni in corrispondenza e alla richiesta di fare un gemellaggio, diventando “pen pal”, aderì volentieri. I miei allievi ricevevano delle lettere in inglese alle quali dovevano rispondere, e il gioco era fatto.

Nelle vacanze estive l’istituto Rebaudengo si trasferiva in montagna, in cima alla Valle d’Aosta, a La Thuile, in una ex caserma degli alpini vicino al passo del Piccolo S. Bernardo. Là avevamo una stupenda vista sul Monte Bianco. Essendo a quota attorno ai 2000 non avevamo quasi vegetazione, ma in compenso spirava sovente un forte vento per  cui eravamo tutti forniti di una semplice e primitiva giacca a vento. Nella caserma anche se le mura erano molto spesse si soffriva il freddo, anche per l’altezza. Non c’erano molte comodità e per giocare avevano costruito una tettoia.

Ricordo in particolare la sorpresa di una bella nevicata il 5 agosto, per cui alla  levata noi assistenti avevamo trasmesso musica natalizia, intonata al clima. Nelle passeggiate andavamo sovente anche oltre confine che era a pochi chilometri. I gendarmi francesi ci lasciavano passare, sapendo che saremmo tornati. I ragazzi erano artigiani e in quei posti, dove c’erano anche miniere di carbone, partivano per le passeggiate armati di scalpelli e martelli per cercare cristalli di quarzo.

In visita anticipata alla colonia di Perrères ancora in costruzione

A La Thuile io andai solo una estate perché l’anno dopo ci trasferimmo in una  nuova casa di montagna a Perrères in Valtournenche poco prima di Cervinia, ai piedi del Cervino. Anche con i ragazzi l’andamento delle vacanze non discordava da quello che avevamo fatto noi da aspiranti: attività istruttive non propriamente scolastiche, brevi passeggiate quotidiane e gite settimanali di un’intera giornata.

Professione perpetua

In quell’estate emisi la professione perpetua dopo un corso di Esercizi fatto a Villa Moglia con diversi miei compagni.
14 agosto 1964: Professione perpetua nelle mani di don Archimede Pianazzi, Consigliere generale per gli studi. Dalla prima professione il nostro numero è sensibilmente diminuito, sia perché alcuni si erano ritirati, sia perché qualcuno ha fatto la professione altrove dove si trovava.

All’ispettore avevo chiesto di poter fare l’ultimo anno di tirocinio in Germania in vista degli studi teologici che desideravo pure fare appunto in Germania con l’intento di imparare il tedesco. Mi rispose che non sapeva dove mandarmi. Dopo il secondo anno di tirocinio era infatti abitudine cambiare di casa per fare un’altra esperienza. Mi aspettavo di essere inviato al Colle don Bosco per il terzo anno di tirocinio. Invece verso l’inizio di settembre mi sento chiamare a Valdocco dall’Ispettore dal quale mi aspettavo l’annuncio del cambio di casa. Invece la Provvidenza venne inaspettatamente incontro ai miei sinceri desideri: richiedevano “in prestito” un chierico a Berlino!

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