URBE e le Biblioteche pontificie

Dal GBE a URBE

Già negli anni ’70 le biblioteche delle università e facoltà pontificie avevano proposto di radunarsi di tanto in tanto per studiare una qualche collaborazione e per risolvere insieme i problemi comuni. Il gruppo era sorto all’inizio degli anni ’70, ma poi aveva finito per dissolversi perché non trovavano argomenti comuni da discutere. Risorto comunque al termine di quel decennio, si era dato il nome di GBE (Gruppo Biblioteche Ecclesiastiche pontificie). Forte della mia esperienza editoriale gestii anche la pubblicazione di un fascicolo che presentava le varie biblioteche.

Assieme al dottor Rebernik nel 1987 avevamo ripreso i contatti con le biblioteche ecclesiastiche e pontificie, trovando attorno al problema dell’automatizzazione anche un interesse comune. All’interno di questo gruppo si erano formate alcune commissioni per studiare i problemi emergenti: una si sarebbe occupata delle “piccole” biblioteche mentre un’altra doveva studiare un’esigenza che si sentiva sempre più forte, quella di introdurre nelle biblioteche l’uso del computer. I tempi sembravano maturi e anche le biblioteche pontificie non potevano tramandare questo problema. Io facevo parte di questa commissione e spingevo perché si studiasse e si risolvesse concretamente la questione dell’introduzione dell’informatica nelle biblioteche [1].

Vista però la grande remora che molte biblioteche mettevano al progresso della tecnica, decidemmo di creare un altro raggruppamento, lasciando tutte le biblioteche pontificie nel GBE e fondando URBE per le biblioteche automatizzate o che intendevano automatizzarsi. Nella prima associazione era presidente Rebernik e io fungevo da vicepresidente, mentre in URBE ero io direttore e il dottor Rebernik segretario.

Ritornando all’UPS, con il dottor Ivan Rebernik, mio insegnante di biblioteconomia, studiammo i criteri per la gestione informatica e per la scelta di un programma adatto. Ci furono molte consultazioni, visite a biblioteche, contatti con esperti della Telecom, delle ditte di computer (HP, IBM, Digital). Prevalse nella scelta quest’ultima per la sua specializzazione nelle reti. Una conferenza allargata anche a diversi ordini religiosi, tenuta presso la Digital, mise le basi per lo studio tecnico della realizzazione della rete. Non si voleva solo l’automazione della nostra biblioteca, ma si prevedeva un coinvolgimento in rete di diverse biblioteche. I lavori preparatori durarono almeno due anni. Poi, l’UPS nel 1989 poteva inaugurare la prima rete informatica con il computer (Vax 8250) con 16 terminali.

In URBE si cercava di camminare, aiutandosi l’un l’altro. Alle prime tre biblioteche che avevano installato il sistema informatico se ne aggiunsero presto altre due: l’Antonianum e l’Anselmianum. Grandi ostacoli, principalmente economici, impedivano alle altre biblioteche di aderire. Ci mettemmo per questo in contatto con la fondazione olandese Benevolentia, la quale trovò la nostra richiesta interessante: diede la sua consulenza concreta attraverso la presenza del dott. Wieërs (ex direttore della Università cattolica di Tilburg) ed esigette un impegno concreto dai singoli Rettori. Infine ci diedero il finanziamento richiesto di un miliardo e seicento milioni. Con questi soldi venivano aggiornate le attrezzature di 5 biblioteche e finanziato l’acquisto di computer e del programma Aleph ad altre 6 biblioteche. Arrivammo così ad essere oltre una decina le biblioteche automatizzate e in seguito esse salirono a 14. Per i collegamenti, dopo varie ricerche e proposte, si scelse la modalità del collegamento diretto con linee dedicate gestite dalla SIP.

 

2 risposte a “URBE e le Biblioteche pontificie”

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