Cooperativa Araba Fenice

Preistoria

Avviato il processo di automazione nella Biblioteca, una delle esigenze prioritarie era quella di fissare un termine ultimo per il completamento del catalogo. Dall’analisi del tempo medio occorrente per la schedatura di un libro, furono fatti dei calcoli per prevedere il tempo necessario per immettere tutto il catalogo.

Le previsioni furono fatte in vista dell’inaugurazione della nuova Biblioteca il cui tempo di costruzione veniva calcolato in 4 anni. Fu indicata una quantità di 50.000 volumi all’anno per iniziare, sperando di poter contare in seguito su un’accelerazione del processo di schedatura con la possibilità di copiare da altre biblioteche della rete URBE.

 Il progetto per il catalogo

  1. – Per raggiungere la quota di 50.000 volumi all’anno occorrevano almeno 6 schedatori in aggiunta al personale impiegato e salesiano.
  2. – Per ottenere il massimo rendimento usufruendo di forze fresche, si optò per 12 persone part-time.
  3. – Prevedendo un addestramento proprio del personale in vista di una selezione accurata, si scelsero in maggioranza persone di primo impiego, provenienti direttamente dagli ultimi corsi di biblioteconomia presso la Scuola Vaticana.
  4. – Per il compenso si calcolò una base oraria attorno alle 10.000 £. (Costo medio di ogni libro sulle 2.500/3.500 lire circa). La media di schedatura calcolata su una larga base di esperienza era di 3 libri/ora (media molto alta a confronti con altre situazioni).
  5. I costi, per decisione delle autorità competenti, furono addebitati sul conto della nuova Biblioteca, trattandosi di un lavoro che si riferiva alla nuova gestione.
  6. – il tipo di contratto da fare fu richiesto all’Amministrazione. D. Del Col con apposita circolare (22 nov. 1989) dava istruzioni in merito non solo alla Biblioteca, ma anche ad altri uffici. Sul modello di certificato di ritenuta d’acconto già firmato per la signora Rita Ventura (1 dic. 1989), impiegata in una collaborazione coordinata e continuativa in un lavoro di riordinamento della documentazione delle segreteria generale lui stesso diede l’inizio ad una serie di contratti simili, sempre da lui debitamente firmati, con i vari collaboratori della Biblioteca.
  7. – Per una migliore e più razionale gestione del lavoro, si sentì presto bisogno, accanto ai catalogatori, di persone meno qualificate in qualità di aiuto-bibliotecari, impiegati in servizi vari e alcuni come supporto per la ricerca, il controllo dei doppioni, la raccolta dei dati, il confronto, la preparazione dei libri, ecc. Il numero di questi aiutanti fu calcolato a dieci. Con loro si pattuì lo stesso tipo di contratto ma con una base oraria attorno alle 8.500 £/ora. Anche questo budget fu debitamente approvato e concesso dalle competenti autorità.
  8. – Copia di tutti questi contratti fatti dal 1990 al 1992 sono reperibili presso la amministrazione e nella cartella PERSONALE nell’archivio della Biblioteca.

 I risultati

– I risultati di questo lavoro organizzato, seguito e controllato sono evidenti: 25.400 libri catalogati nel 1991(inizio ad aprile) e 41.500 nel 1992.

– il clima di lavoro era buono: basta interrogare gli interessati per sapere la loro opinione

– le persone venivano seguite e incoraggiate a collaborare al bene della Biblioteca segnalando quanto potesse essere utile

– c’era un clima di dialogo e di collaborazione anche tra impiegati e personale temporaneo

L’interruzione del progetto

Il contratto con ritenuta di acconto presentava dei problemi.

– i contratti non furono rinnovati per il 1992 e si creò una situazione irregolare, anche se al termine dell’anno l’amministrazione versò la ritenuta d’acconto

– Più volte chiesi all’amministrazione a nome dei titolari di questi contratti il valore giuridico e fiscale di tale tipo di pagamento. La risposta fu sempre rimandata. Fu persino organizzata una riunione assieme al responsabile dell’Amministrazione

– Qualcuno insisteva per vederci chiaro. Fu appunto uno dei lavoratori aiutanti, Roberto Morini a evidenziare la precarietà di lavoro in Biblioteca e ad insistere per regolarizzare la sua situazione lavorativa (cfr. Lettera al Rettore del 28.10.92).

– Questa lettera produsse spavento e il 23 dicembre 1992 mi fu detto di sospendere tutti i lavoratori precari, invitandoli a ritornare il 5 gennaio 1993 per incontrarsi con un commercialista.

– Il commercialista si presentò come incaricato dall’Ente UPS a trattare la questione e per regolarizzare la posizione di tutti propose la creazione di una cooperativa.

– La reazione fu molto diversa tra le varie persone. Alcune reagirono violentemente cercando di coalizzarsi per far causa; Altri chiesero semplicemente di poter parlare con qualcuno dei responsabili; altri ancora ricorsero a me per consiglio.

– Sedici collaboratori hanno sottoscritto una lettera inviata in data 6-11-1992 al Magnifico Rettore dell’Università Pontificia salesiana, di cui riporto qui il testo:

Noi, che collaboriamo all’attività della Biblioteca, coordinati dal Prefetto Don Giuseppe Tabarelli, abbiamo deciso di scriverLe questa lettera ritenendo opportuno chiarire alcune questioni.
Innanzitutto ci dissociamo da qualsiasi iniziativa, assolutamente personale, tesa a rivendicazioni nei confronti dell’Amministrazione dell’U.P.S.
Desideriamo altresì manifestare il nostro appoggio incondizionato al Prefetto Don Giuseppe Tabarelli, alla luce del Suo comportamento nei nostri confronti, improntato sempre alla massima correttezza e trasparenza. A questo proposito vogliamo sottolineare che le modalità del nostro rapporto di collaborazione con la Biblioteca erano chiarissime sin dall’inizio essendoci stata resa nota la momentanea difficoltà economica dell’U.P.S.
Esprimiamo la nostra sincera riconoscenza nei confronti di chi ci ha coinvolti in questo progetto di sviluppo della Biblioteca, fornendoci un’occasione di lavoro e di crescita con lo spirito che contraddistingue l’Ordine Salesiano.
Siamo a disposizione dell’Amministrazione per risolvere i problemi di ordine burocratico nelle forme e nei modi che Lei riterrà opportuno indicare. Con osservanza.
Firmato: I collaboratori della Biblioteca (seguono 16 firme)

– Con tante discussioni e pareri discordi, il gruppo dei collaboratori si sciolse e solo una piccola parte (9 catalogatori), incoraggiata dal sottoscritto, entrarono a far parte della cooperativa “L’Araba Fenice” alla quale fin dal mese di marzo fu affidato l’appalto per un anno per il lavoro di schedatura. (Con la morte di don Zver (19.03.1993), il personale della Biblioteca si era ulteriormente ridotto).

 Considerazioni:

Ciò che ha maggiormente esasperato e spiacevolmente sorpreso le persone coinvolte è stata la freddezza, l’atteggiamento anonimo e distaccato, che ha evitato ogni contatto diretto con i collaboratori, lasciando ogni rapporto al commercialista come unico interlocutore.
Sulla situazione vorrei esprimere e sottoporre diverse considerazioni:

  1. – l’UPS come ambiente ecclesiastico e religioso ha lasciato in queste persone una impressione molto negativa e sconcertante
  2. – la decisione così drastica, dettata dalla paura, a mio parere, è stata comprensibile, ma esagerata e sproporzionata
  3. – questa decisione ha troncato ogni relazione con le persone, ritenute pericolose, anche se la maggioranza di esse aveva dimostrato di essere dei collaboratori fedeli e preziosi
  4. – nessuno si è minimamente preoccupato, né mai più interessato alle conseguenze nefaste di questa decisione per la Biblioteca e il suo progetto
  5. – la decisione causò un grave danno alla Biblioteca e nessuno si è posto più il problema della ripresa del lavoro, nonostante le mie proteste
  6. – il commercialista mise subito in chiaro che l’UPS concepiva solo una cooperativa composta esclusivamente da catalogatori
  7. – Dalla decisione furono esclusi così tutti gli altri lavori (servizio prestiti, controllo libri, inventario manoscritti, ecc.) pur indispensabili al funzionamento della Biblioteca e complementari alla catalogazione, secondo il progetto elaborato con cura
  8. – sono stati interrotti diversi lavori avviati da tempo e giunti quasi alla conclusione (ricerca sulle bibliografie dei professori, inventario del fondo archivistico, schedatura del settore musicale, selezione e controllo della Biblioteca di Castellamare): questi lavori non sono stati mai più ripresi, rendendo vano il lavoro fatto precedentemente
  9. – con la separazione fisica del personale della cooperativa dagli impiegati regolari, si è creata una vera e propria spaccatura e incomunicabilità, e invece della collaborazione che si era avviata e incrementata, si è fomentato in continuazione un clima di sospetto e di diffidenza
  • – L’incomunicabilità è aumentata dal fatto che da anni non si fanno più riunioni di informazione, comunicazione o confronto sui problemi emergenti o per ascoltare i pareri e suggerimenti. Chi lavora dentro la biblioteca vede tante cose…
  • – alle persone licenziate e confinate nella cooperativa si è mentito dicendo che l’UPS non poteva assumere nessuno: da allora sono state assunte invece altre persone, che per di più non avevano alcuna preparazione o formazione specifica
  • – il tipo di contratto stipulato con la cooperativa è sicuramente a danno dell’UPS, prima di tutto perché pone a priori un limite economico e quantitativo al lavoro, secondariamente perché stipulato a libro, rischia di far trascurare la qualità
  • – non si è studiata alcuna forma alternativa per far avanzare o progredire i lavori
  • – non si è ancora pensato ad un progetto per la conclusione della schedatura del pregresso entro un tempo limite (nonostante le insistenze da parte di URBE) (Cfr. Progetto presentato da me a don Giannatelli)
  • – la cooperativa non riceve nessun incoraggiamento o riconoscimento per quello che fa, anche se in pratica il lavoro di catalogazione viene portato avanti per l’80% da essa. Viene invece “controllata” e sovente anche ingiustamente messa in cattiva luce di fronte al responsabile, che dal canto suo non è nemmeno in grado di giudicare il suo operato, non possedendo la competenza necessaria.

Il clima di tensione tra i lavoratori della biblioteca, mancando la comunicazione, il contatto e l’intesa, danneggia molto la collaborazione e il lavoro stesso, sprecando anche l’occasione unica nella storia della biblioteca di una revisione ordinata nel passaggio dalla gestione manuale e cartacea a quella informatica.

 2.6.1996/cooper.doc/gt

L’atto costitutivo della Cooperativa “L’ARABA FENICE” è stato formulato davanti al notaio Dr. Giorgio Tavassi il 26.02.1993 e registrato con atto notarile rilasciato il 1.04.1993. I soci aderenti alla cooperativa, da nove iniziali, si sono ridotti a 6 già nel 1994 e poco alla volta si sono ulteriormente ridotti. Fino allo scioglimento.

Con l’UPS è stato firmato un contratto di appalto di prestazioni il 5 marzo 1994 e rinnovato ancora il 26 gennaio 1999.

Ritorno a casa

La mia esperienza in parrocchia

Togliendomi da un’esperienza di attesa e riflessione di due anni a Castelgandolfo, mi fu segnalata la possibilità di entrare in una diocesi.
Il vescovo Stefano mi inviò come vicario parrocchiale a Torrita di Siena in sostegno all’anziano parroco malato don Valentino. Così ho potuto provare la vita di sacerdote diocesano. Nei tre anni trascorsi a Torrita, nella diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, ho conosciuto questo stile di vita, vivendo accanto a tre diversi parroci. E’ stata la mia prima esperienza di vita pastorale diretta. Ho intravvisto le grandi possibilità che ha un parroco a cui viene affidato il governo e l’animazione di una comunità cristiana dal punto di vista spirituale, pastorale, amministrativo, liturgico e sacramentale. Ho potuto notare la complessità delle situazioni da gestire in una parrocchia  dislocata su un territorio suddiviso in diverse contrade e frazioni con proprie tradizioni e con la molteplicità della presenza di diverse chiese e cappelle. La responsabilità del parroco è molto grande, ma egli può condividerla avvalendosi dell’aiuto e sostegno di tanti collaboratori, di associazioni e gruppi. Ci sono tante risorse da valorizzare tra giovani, adulti e anche anziani.
Non intendo dare suggerimenti perchè non ho alcuna esperienza nel campo.
Il mio contributo alla parrocchia in questi anni è stato abbastanza modesto: attingendo alla mia esperienza personale ho puntato sulla comunicazione, rivitalizzando un notiziario in uso tanti anni prima e prevedendo la diffusione con i mezzi moderni della elettronica, che mi auguro vengano implementati.

Uno sguardo indietro e uno avanti

Chiesa di san Cassiano, Biella

La situazione vissuta nella vita solitaria della parrocchia, mi ha fatto ricordare la vita comunitaria sperimentata in diverse realtà del passato e mi ha fatto riflettere sul mio futuro, piuttosto confuso e incerto.  Ho così proposto al vescovo di interrompere l’indulto che, secondo il diritto canonico avrei potuto godere ancora per altri tre anni, e chiesi di rientrare in Congregazione, chiedendo ai miei superiori di accettarmi in una comunità. Avrei preferito restare nell’Italia centrale e chiesi di essere inserito a Roma o nei dintorni. Purtroppo non mi hanno accettato e ho dovuto ritornare alla mia ispettoria di origine in Piemonte.
Mi hanno destinato alla comunità salesiana di Vigliano Biellese con il compito di aiuto pastorale nella parrocchia di san Cassiano alla periferia di Biella. Qui sono giunto il 18 gennaio dopo aver assistito negli ultimi giorni la mia collaboratrice e amica Tiziana e sistemato la sua tomba. Mi sto ancora orientando e poco alla volta ricevo richieste di aiuto in varie parrocchie. Spero di poter rendermi utile per gli anni che il Signore vorrà concedermi, in attesa di poter entrare nella Vita eterna. Amen.

 

 

 

Prefetto della Biblioteca

Prefetto della Biblioteca

Rinnovata la convenzione con l’ispettoria piemontese, venni nominato dal Gran Cancelliere don Egidio Viganò, prefetto della Biblioteca, assumendo il ruolo di uno degli ufficiali maggiori della università. Avevo così anche il diritto-dovere di partecipare al Senato accademico. Il mio impegno non diminuì, anzi aumentò a dismisura. Seguivo lo sviluppo della biblioteca e soprattutto diedi un nuovo impulso sviluppando nuove idee per la conduzione, il funzionamento e la gestione generale e particolare.
Avviato il processo di automazione, si trattava di inserire il contenuto delle schede catalografiche nel computer e questo andava fatto con la massima urgenza anche per valorizzare gli investimenti fatti. Si apriva una nuova era anche per la nostra biblioteca. Poco alla volta si doveva passare dalla gestione cartacea a quella informatica. Sarebbe stato un lavoro immane, che però avrebbe dato un tocco di qualità alla biblioteca. Occorreva tempo e molto. Fino alla completa realizzazione la ricerca avrebbe dovuto avvenire sia sulle schede cartacee che nel computer. Bisognava aver pazienza e accelerare il lavoro per poter arrivare quanto prima al vantaggio offerto dall’informatizzazione. Quanto tempo sarebbe occorso per questa trasformazione? Non esistevano sistemi meccanici per questo lavoro. Questa paziente ripresa dei dati permetteva anche eventuali correzioni ed aggiornamenti di tutto il pregresso. Feci dei calcoli e puntai soprattutto sulla qualità e sul numero dei collaboratori.

Riorganizzai il personale, inserendo nuovi elementi che seguivo di  persona. Soprattutto per la catalogazione, scelsi persone diplomate alla scuola di biblioteconomia. Studiai a lungo il modo di procedere nell’applicazione della automazione. Organizzai la catalogazione in modo più utile ed efficiente dando la precedenza ai libri più usati e poi ai vari settori in modo sistematico. Feci valere il principio: non si muove libro che non venga schedato. Si dava così precedenza ai libri effettivamente adoperati. Così i libri dati in prestito venivano schedati in maniera essenziale succinta prima di essere consegnati ai richiedenti e poi la schedatura veniva completata alla restituzione del libro.
Se si dovevano fare spostamenti di qualsiasi genere, si approfittava di schedare i relativi libri. Studiai un sistema che risparmiasse fatica e tempo, raccogliendo per la catalogazione libri simili, collane che risparmiavano la ripetizione di aluni dati (editore, collana), copie in edizioni diverse e traduzioni in varie lingue dello stesso libro. Per questo, agli esperti bibliotecari avevo affiancato altre persone che preparavano il lavoro ai catalogatori. Tutto il sistema era basato sul principio della razionalizzazione, della efficienza e del servizio. Questi erano i miei principi fondamentali ai quali tenevo in modo particolare.

Coinvolgimento del personale

Diploma di Grande capo per il mio 50°

Tutto questo fervore di novità provocato dall’introduzione dell’automazione, metteva in fermento e fibrillazione anche il personale, per cui il lavoro diventava interessante e animato. Tenevo aggiornate le persone con periodiche riunioni in modo che si sentissero protagoniste di questo rinnovamento.
In occasione del mio 50° compleanno (1991) mi conferirono il “diploma di grande capo” del quale mi sentii orgoglioso e riconoscente.

Procurai di riorganizzare anche la Sala di Lettura come settore di consultazione diretta. C’era circa un migliaio di libri di varie tematiche disposti in un unico ordine numerico, ma ormai chiuso. Riclassificai tutto il materiale in consultazione creando un sistema aperto che riproduceva tutti i settori già presenti in magazzino, e arricchii la presenza dei libri acquistando importanti opere di consultazione generale.

Data la mia particolare passione per le lingue creai il settore linguistico nel quale trasferii tutti i libri (manuali, grammatiche, dizionari linguistici) che si riferivano alle lingue, straniere o meno, prelevandoli dai settori di letteratura (italiana, straniera, classica). Altro settore nuovo fu quello delle vecchie enciclopedie, che ritenevo utili anche se obsolete, per ricerche storiche.

Curai pure il fondo delle cinquecentine e dei libri antichi, provvedendo all’allestimento di scaffali compatti mobili che recuperavano 2/3 dello spazio. Riportai molte collane tematiche nei settori specifici, lasciando quelle miste nel settore (33) se previsto.

Insegnante di lingue

Insegnante di tedesco

Insegnante di tedesco agli allievi russi del gruppo 202

Nella mia vita avevo insegnato solamente nei due anni di tirocinio passati all’Istituto Rebaudengo di Torino all’inizio degli anni 60. Anche all’Università salesiana a Roma avevo insegnato tedesco ad un gruppo di studenti in un corso opzionale. Ora mi avventuravo in un paese straniero, non sapendo ancora bene la lingua del posto, ad insegnare un’altra lingua straniera. Non dico che sia stata una cosa facile, soprattutto agli inizi. Cercai di instaurare un buon rapporto con gli allievi (6) e con le allieve (24). Cercai di comunicare loro più che la lingua, un metodo per studiarla, convinto come ero che una scuola non arriva ad insegnare una lingua, se l’allievo non si applica personalmente. L’anno seguente rifiutai il corso successivo che avrebbe raddoppiato le mie ore di scuola, ma preferii portare avanti la stessa classe fino al termine dei tre anni, instaurando con essa un rapporto di simpatia e amicizia. Le altre classi venivano affidate ad un’insegnante russa, la quale ricorreva sovente a me per consigli.

La mia mente organizzata cercò di razionalizzare anche il corso di lingua, intento a far comprendere la interna struttura della lingua tedesca e mi preparai un manuale basato proprio sulla analisi, la morfologia e la costruzione delle parole dalle quali, tolto i suffissi e gli affissi, si poteva arrivare facilmente alla comprensione del testo, anche senza dover ricorrere continuamente al vocabolario.

Insegnante di italiano

Il gruppo di allieve adulte di italiano presso il Centro linguistico Dialog.

Più avanti, non avendo più impegni con la scuola e, avendo i nostri dirigenti abolito l’insegnamento del tedesco, mi sono offerto volontariamente ad insegnare l’italiano alle classi che lo desiderassero, ma dopo un’adesione quasi totale, la loro costanza venne progressivamente meno e interruppi l’insegnamento. Negli ultimi anni della mia permanenza a Gatčina, non essendoci più nè don Rino nè don Giuseppe accettai alcuni allievi privatamente e poi per un intero anno ho sostituito Roman Mokryj nel corso di italiano presso il centro linguistico “Dialog”. Il corso era seguito da una decina di persone adulte, molto interessate a conoscere la nostra lingua per motivi professionali o personali. Oltre che guadagnare qualcosa, mi sono divertito molto.

Scuola di ragioneria

La scuola commerciale
Dopo il primo anno dall’avvio della scuola di poligrafia, questa venne affiancata da una scuola di ragioneria (Начальная Школа бизнеса Škola biznesa) sostenuta soprattutto dagli Amici della Russia di Lugano. Essi avevano portato tecnologie e sussidi, aiutando anche gli insegnanti russi ad aggiornarsi. I corsi duravano tre anni e, a differenza dei grafici, le classi potevano avere anche trenta allievi che, in tre anni fanno 90.
In questa sezione oltre all’inglese si insegnava una seconda lingua straniera che inizialmente era l’italiano, ma che dopo il mio arrivo fu sostituita dal tedesco, probabilmente più utile ai russi.

Scuola grafica

Il laboratorio di grafica
La situazione che trovai a Gatčina era molto precaria. La scuola di poligrafia avviata nel 1993, poggiava tutta sui due coadiutori: Mario Gottardello, specializzato stampatore, proveniente dalla Tipografia dell’Osservatore Romano, e Giovanni Grossi, giovane, che seguiva la prestampa con i computer. Nel 1996 quest’ultimo, dopo essersi lasciato invaghire da un’allieva alla quale insegnava italiano, aveva deciso di sposarsela e per un periodo aveva continuato a lavorare da noi. I rapporti con i suoi ex confratelli e ora datori di lavoro, diventavano sempre più difficili e infatti nel febbraio 1997 io ero stato sollecitato a recarmi in Russia per sostituirlo. Purtroppo, con la scoperta della mia malattia dovetti ritardare di molto il mio trasferimento a Gatčina. Quando arrivai io (23 ottobre) lui era già partito da tempo. Mario Gottardello era molto esasperato perché, dopo la perdita del confratello, a settembre aveva perso anche l’aiuto dello stampatore Misha, licenziatosi dopo un rifiuto dell’azienda di corrispondergli un piccolo aumento. La faccenda a Mario bruciava molto perché lui era rimasto senza sostegno e la decisione sembra fosse stata presa senza il suo diretto coinvolgimento. Aveva puntato tutto su questo giovane uomo e a lui aveva comunicato i segreti della stampa offset. Mario contava molto su Misha che avrebbe dovuto diventare il capo laboratorio di stampa. Per meccanismi di intromissioni autoritarie e di decisioni “prese per sentito dire”, si era tenuto con lui un atteggiamento chiuso e così l’uomo fu perso e con lui anche la speranza. Fu l’inizio della disgregazione. Alla fine di novembre (io ero arrivato da circa un mese), annuncia il proprio licenziamento anche Oleg, altro giovane uomo che aveva preso il posto di Giovanni nella prestampa e insegnava a tutti e tre i corsi. Ai primi di dicembre, c’era da provvedere d’urgenza alla sostituzione dell’insegnante per tre corsi. Per il primo corso fu pregato di improvvisarsi insegnante il confratello polacco Tomasz, che possedeva un computer! Per il secondo corso fu interessato un ex allievo dell’anno precedente di nome Aleksander, mentre la dipendente da poco assunta, Veronìka, fu pregata di seguire il terzo corso. Anche questa, carattere difficilino e molto determinata, annunciò le sue dimissioni all’inizio di marzo. Fu provvisoriamente sostituita da una studentessa dell’Istituto universitario della Stampa di San Pietroburgo che terminò l’anno scolastico. Prima del termine dell’anno scolastico il sig. Mario scoprì di avere un tumore per cui fu subito rimpatriato e al sottoscritto toccò guidare la difficile eredità del laboratorio per l’anno successivo.

La scuola salesiana

L’opera salesiana poggiava sulla collaborazione con la scuola professionale statale PTU 13 e con il sostegno entusiasta e convinto del ministro per la pubblica istruzione della regione di Leningrado. Ne risultò una collaborazione mista (jointed venture) tra un ente straniero (l’Ispettoria salesiana S. Marco di Venezia) e il ministero per la Pubblica Istruzione della Leningradskaja Oblast’. Nel 1993 ufficialmente era stato aperto il primo anno scolastico della grafica, mentre dall’autunno del 1994 si aggiungeva anche la Scuola di ragioneria (Начальная Школа бизнеса -Načal’naja Škola Biznesa), sostenuta dai nostri amici di Lugano dell’Associazione Don Bosco Russia.

Consiglio degli insegnanti

Inizialmente, con la simpatia del Ministro si poté avere anche una licenza, ma poi, una volta scaduta, ce la fecero sempre sospirare e allora dovevamo accontentarci di dare la licenza della PU. Tutti gli insegnanti erano russi. Noi italiani insegnavamo materie a noi confacenti. Accanto all’inglese come prima lingua straniera si affiancò nella scuola di ragioneria anche l’italiano come seconda lingua straniera. Con il mio arrivo nel 1996 l’italiano fu progressivamente sostituito con il tedesco. La scuola, sia di grafica che di ragioneria durava tre anni.

Visitatori

Visite

Alcuni dei nostri amici e benefattori svizzeri

Molte persone, sia russe che straniere, venivano a visitare la nostra scuola e il nostro centro salesiano di Gatčina. Persone della scuola, professionisti, tecnici, volontari, benefattori, superiori salesiani, vescovi, semplici amici. Una visita sempre gradita era quella dei nostri amici e benefattori svizzeri che sostenevano anche finanziariamente la nostra scuola. Per chi si trova all’estero, ogni visita di qualsiasi ospite è sempre un evento da celebrare e da festeggiare. Altre visite gradite furono quelle di sostegno didattico e tecnico dei grafici di Mestre, soprattutto dopo la scomparsa del grande maestro Mario Gottardello che aveva impostato la tipografia e la scuola di grafica. In continuazione di sostegno fu anche la presenza di alcuni mesi del salesiano coadiutore Luciano Piacenza e dell’ex-allievo Aristide Pontelli da Torino.

Peter Friemel in bicicletta dalla Germania

Una visita straordinaria fu quella di Peter Friemel, mio collega di tirocinio a Berlino che ogni anno organizzava un tour in bicicletta sponsorizzato per raccogliere fondi di sostegno a opere salesiane. Le sue imprese furono memorabili come quella in Ungheria, in Svezia e anche di Gatčina, per la quale percorse in bicicletta oltre 4000 km, arrivando con un brutto tempo piovoso. Dopo essersi riposato alcuni giorni, ci lasciò la sua preziosa bicicletta e rientrò in Germania in aereo.

Una gradita inaspettata visita fu quella di tre salesiani vescovi

Gli illustri ospiti ammirano anche il bozzetto della nostra chiesa parrocchiale

(miei conoscenti) che si trovavano a San Pietroburgo ad un Convegno di vescovi europei e ci telefonarono esprimendo il desiderio di incontrarci. La sera del 6 ottobre 2006 andammo a prenderli con il nostro pulmino e si fermarono da noi per una cena fraterna. Tre semplici salesiani (D. Vladimir, d. Andrea e me) con tre illustri vescovi: mons. Adriaan van Luyn, vescovo di Rotterdam e segretario della Conferenza episcopale europea, S.E. Aloys Kothgasser, arcivescovo di Innsbruck, e S.E. Stanislav Hočevar, arcivescovo metropolita di Belgrado. Prima di riaccompagnarli a San Pietroburgo facemmo una visita notturna alla nostra scuola grafica e tipografia.

 In tipografia cerco di spiegare il procedimento della stampa partendo dalle pellicole.

Comunità salesiana

Gatčina: La comunità salesiana

Primi Salesiani a Gatčina

L’attività salesiana a Gatčina era iniziata ufficialmente nel 1993, ma già da due anni don Giuseppe Pellizzari e poi anche il coadiutore Giovanni Grossi avevano iniziato una presenza presso la scuola professionale statale N. 13.
Nel 1993 si era aggiunto Mario Gottardello, che organizzò il laboratorio di grafica, provvedendo alla progettazione, alla ristrutturazione degli ambienti e all’allestimento delle macchine e all’organizzazione dei materiali occorrenti.
Nel 1994 arrivò come direttore don Onorino Pistellato proveniente da Lugano. Egli portò con sè l’appoggio dell’Associazione Amici Don Bosco Russia che lo avrebbe sostenuto finanziariamente. Quando io vi giunsi per la prima volta nel luglio 1994 erano ancora freschi i ricordi della inaugurazione ufficiale della scuola fatta dal Rettor Maggiore don Egidio Viganò ai primi di maggio. Potei vedere più volte la videocassetta registrata per l’occasione. Quell’estate veniva organizzato per la prima volta il Centro Estivo con l’aiuto di alcuni animatori provenienti dall’Italia. Oltre ai pochi salesiani prestavano la loro opera di sostegno anche alcuni volontari di provenienza dalla Germania e poi dagli USA. Ogni anno una persona diversa.

Comunità salesiana con il direttore D.  Henryk Boguszewski, D. Andrea, Vladimir, Giuseppe P.

Russia

In Russia

Intanto la mia salute a Venezia migliorava e ormai i valori alti delle transaminasi erano diminuiti sicché tutto sembrava normale. Decisi allora di … continuare la mia strada e di ripartire per la Russia. Ad ottobre mi recai a Faedo, mio paese natio, dove in un commosso incontro fraterno diedi il saluto ai miei familiari e parenti, ricordando che sarei partito proprio il 23 ottobre, nel giorno in cui mio papà avrebbe compiuto 100 anni. Da papà avevo probabilmente ereditato l’amore e l’interesse per la Russia. Lui vi era vissuto in prigionia ben tre anni dal 1915 al 1918. La mia partenza quindi la dedicavo a lui: ora suo figlio sarebbe ritornato in quelle terre non come prigioniero, ma come collaboratore e missionario.

Il 23 ottobre 1997 prendo il volo da Venezia, via Vienna, per San Pietroburgo. Ormai conoscevo la strada. Era la terza volta che andavo a Gatčina. La prima volta fu nel 1994. I salesiani da pochi mesi avevano inaugurato ufficialmente la scuola e io ero venuto semplicemente a vedere. Vi ero rimasto un mese, studiando russo.
In quell’estate veniva organizzato per la prima volta il “Centro estivo” ed alcuni volontari italiani, capeggiati da don Piero Bianchi erano venuti a dare una mano. La seconda volta fu nell’estate del 1996. Avrei dovuto arrivare definitivo e invece, scoperta l’epatite, mi impedirono di partire. Ci venni comunque ugualmente per due mesi con un biglietto di andata e ritorno. Sarei tornato a Roma per la bioscopia e le eventuali cure. Ora, dopo la “guarigione”, tornavo con la prospettiva di restarvi per 5 o 6 anni. Ormai avevo imparato che non bisogna legarsi troppo a lungo ad un luogo, ma conveniva limitarsi nel tempo. Era meglio togliersi dai piedi prima di esserne cacciati. E invece ci sono rimasto per ben 11 anni. Che cosa ho fatto in questi anni?

Mi sono occupato di tante cose diverse:
– ho aiutato in tipografia
– ho fondato una editrice (CSDB) e nei 9 anni di attività editoriale ho pubblicato oltre 200 titoli.  Ho impaginato io stesso diversi libri
– Ho fondato e gestito per 5 anni il Bollettino salesiano in lingua russa
– Ho editato anche una rivistina “educativa” per i nostri allievi (Plus Odin)
– Ho realizzato il sito web sui salesiani e Don Bosco in 4 lingue
– Ho insegnato lingue: tedesco e italiano

e tante altre iniziative…